KAMEN’ 47 / ARRIGO BENEDETTI, “PIU’ GIORNALISMO, MENO IDEOLOGIA”


Foto Arrigo Benedetti«Più giornalismo, meno ideologia», era l’ordine di Arrigo Benedetti ai giornalisti dell’«Europeo»; lo sentirono spesso dire anche all’ «Espresso»; lo ribadì, lui laico, liberale e radicale, assumendo la direzione di «Paese Sera» negli anni del terrorismo e della violenza diffusa. Qualcuno sostiene lo sostenesse già come direttore de “Il Mondo” e quand’era inviato de “La Stampa”. Per tanti, quelle parole erano un «ordine di servizio», per lui erano una regola del “mestiere”, il filo che teneva insieme l’informazione, l’impegno civile e l’urgenza morale. Arrigo Benedetti (1910-1976), fu un protagonista dell’informazione italiana del Novecento, esordì come scrittore sulla rivista «Il Selvaggio» di Mino Maccari con racconti ambientati nella Prima guerra mondiale. Intrecciò l’impegno letterario con il giornalismo accanto a Mario Pannunzio, si formò con Leo Longanesi a «Omnibus». Fondò nel 1945 a Milano il settimanale L’Europeo, che diresse fino al 1954, e a Roma, nel 1955, L’Espresso, di cui tenne la direzione fino al 1963; fu anche direttore del settimanale Il Mondo (1969-71) e del quotidiano Paese Sera (1975-76). Pubblicò varî volumi di racconti e romanzi (Tempo di guerra, 1933; La figlia del capitano, 1938, Paura all’alba, 1945, Il passo dei Longobardi 1964, L’esplosione , 1966, Il Ballo angelico 1968.
Il n. 47 di Kamen’, diretto da Amedeo Anelli, fresco di stampa e in distribuzione questi giorni, gli dedica, dopo quella riservata a Mario Borsa, sul numero precedente, l’intera sezione letteratura/ giornalismo recupera cinque suoi articoli apparsi su “Omnibus”, “La Stampa” e “L’Espresso”, affidati a una nota introduttiva dell’avvocato e pubblicista Alberto Marchi, autore lucchese del saggio “L’ostinazione laica. L’esperienza giornalistica di Arrigo Benedetti (Prospettiva ed., Civitavecchia, 2010) e curatore, nel 2013 di “Più giornalismo, meno ideologia” (Nino Aragno edit., 2014, €13), conKAMEN 47 Scan_Pic0003 interventi di Carlo Gregoretti e Eugenio Scalfari .
Quando si dice Benedetti, tutti son pronti a dire “un caposcuola”. E’ solo, uno dei tanti clichè che gli sono stati abbottonati addosso dagli addetti ai lavori. A parte il premio di giornalismo dedicato a suo nome che si assegna a Barga, nel grande pubblico sono pochi coloro che lo ricordano come giornalista, scrittore, intellettuale e come uomo. I testi di Kamen’ (degli anni ’50-’60), hanno inevitabilmente perso un po’ del loro smalto originario, ma contribuiscono a far conoscere interessi e aspetti delle novità significative introdotte da Benedetti nel giornalismo.
Nell’assetto produttivo di un mercato in mutazione egli portò dentro all’editoria giornalistica, intelligenza, etica, progettualità vitali, oltre a dimostrare come i suoi interventi riarticolassero una multidisciplinarietà unitaria, di temi ancor oggi di viva attualità.

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