LUIGI BIANCHINI E MONICA ANSELMI IN LAGUNA SOTTO L’ALA di BENJAMIN


L'installazione di LUIGI BIANCHINI e M ANSELMI

L’installazione di
LUIGI BIANCHINI e M ANSELMI

Una ironica installazione
dei due artisti
coinvolti nel progetto
“Sweet Death”
di Daniele Radici Tedeschi
alla LVI Biennale di Venezia,
per il Padiglione del Guatemala
dedicato agli abitanti
del cimitero di
Chichicastenando

Alla LVI edizione di Venezia curata da Okwui Enwezor, di italiano non ci sono solo Rosa Barba, Monica Bonvicini, gli artisti scomparsi Pino Pascali e Fabio Mauri, e il web journal The Tomorrow, ideato da Stefano Boeri e Pier Paolo Tamburelli, ci sono anche – sorpresa, sorpresa! – due nomi noti alle cronache lodigiane: il santangiolino Luigi Bianchini e Monica Anselmi di Chignolo Po. Per vedere quel che hanno creato (una installazione), occorre saltare “Codice Italia” e andare al Padiglione del Guatemala, gestito da “Officina della Zattera” dove Daniele Radici Tedeschi (storico dell’Arte, già direttore della Triennale di Roma) ha coinvolto i due artisti di casa nostra nel progetto Sweet Death, al quale collaborano con una istallazione ( modo di operare, avviato dagli artisti minimalisti, processuali e concettuali e diventato un aspetto caratteristico delle ricerche attuali) realizzata a quattro mani (cm 230 x150 x30), costituita da un pannello lenticolare flip-flop che muta le due immagini (una dell’Anselmi e una di Bianchini, chiaramente distinguibili) quando il fruitore si sposta da sinistra a destra e viceversa.
L’installazione della Anselmi e di Bianchini è introdotta in una vera e propria “poligamia artistica multicolore” a cui partecipano artisti italiani e artisti guatemaltechi. Il padiglione coinvolge in una gustosa scenografia combinazioni di sacro e profano, con una sovrapposizione spiritosa e osmotica tra le interpretazioni.
Il tema conduttore del padiglione la “Dolce morte” è ispirato al cimitero di Chichicastenango, cittadina guatemalteca famosa per le sue tombe coloratissime, dove i nativi vivono quotidianamente . Gli italiani sono stati chiamati ad interpretare il tema della morte come la vivono gli abitanti del luogo e viceversa.
Bianchini e Anselmi hanno pensato a delle immagini che evocano i vulcani e le foreste di quel paese ed hanno racchiuso la “pala” in una cornice con motivi tratti dai tessuti realizzati (ancora oggi) dalle donne guatemalteche , depositarie delle tradizioni ancestrali delle famiglie.
Sotto la pala vi è un altare in plexiglas trasparente con racemi barocchi in oro e argento che contiene terra e led colorati che mutano tono ritmicamente e che evocano i lumini dei cimiteri. La nota ironica (voluta dal curatore) è l’alzatina in oro zecchino che al posto della reliquia ha la testa di Topolino “decollata”.

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