LA “POESIA MUTA” DEGLI EX LIBRIS


BarbarossaTanto per aprire con una curiosità: alla Biblioteca Vaticana si può vedere l’ex libris a colori e oro di un artista tedesco che nel 1188 ne fece omaggio all’imperatore Federico Barbarossa per avere punito Milano per le barbare incursioni e i saccheggi della piccola Lodi. Non è un vero ex libris, ma una miniatura. Il richiamo serve solo a ricordare i secoli in più che l’ex libris ha rispetto al Bianco e Nero affermatosi solo col XV secolo, quando fu inventata la stampa. Da allora ne è passato del tempo, e gli alti e bassi si sono succeduti. Gli alti l’ex libris li raggiunse nel XVI secolo, grazie ai disegni di Albrecht Durer, Holbein, Cranach, Beham e altri grandi artisti. I bassi li conobbe nell’Ottocento, anche se la sonnecchiosa indifferenza dura ancor oggi a causa del poco amore degli italiani per il libro. Si spiega così anche perché una mostra di ex-libris non la si organizza tutti i giorni. Sono talmente rari i pittori e gli incisori d’oggi che si occupano di questo artistico ornamento librario che è caduto (o è rimasto) in disuso o peggio. Non vogliamo dire che, di tanto in tanto, qualche momento celebrativo o anche solo concorsuale non ci scappi, resta il fatto che il grosso del pubblico gli ex libris non sa cosa siano e quali gli exlibristi, nonostante gli indubbi meriti di una Associazione che non trascura proprio nulla per salvaguardarne la conoscenza, la diffusione e la cultura. Era, questo, un po’ anche il cruccio di Gian Franco Grechi, scrittore di origini cremasche che ha abitato gli ultimi anni della sua vita a Villabissone, in territorio melegnanese, curatore del Fondo Stendhal alla Sormani, organizzatore di concorsi e curatore di esposizioni di quella “poesia muta”, che sono appunto gli ex libris.

L’ex-libris è niente più niente meno, che un segno di proprietà del libro, costituito da un piccolo cartellino applicato nella seconda pagina di copertina di un volume. Può perciò apparire semplicemente un documento dell’avere, del possesso del libro. Ma è anche una documentazione dell’essere, della pulsione ancestrale a lasciare traccia di sè. Per dirla con Egisto Bragaglia, che con Gian Franco Grechi, Marco Fragonara, Paolo Bellini, Cristiano Beccaletto è uno dei maggiori studiosi contemporanei di questa forma espressiva: “L’ex libris è il ritratto intellettuale del lettore che palesa il suo pensiero, i suoi gusti, le sue passioni e anche le verità e i valori nei quali si riconosce”.

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