56a BIENNALE DI VENEZIA, PROFANATORI E RIMODULATORI


AC_9104_590-490Venezia è sempre Venezia. La Biennale pure. Con o senza contestazioni, con o senza tensioni. Dopo 120 anni dalla prima esposizione, l’arte che sorprende, indaga, interpreta i caratteri delle diverse creatività c’è e la si vede. Non manca neppure l’arte di protesta, senza essere oltremisura chiassosa e deconcentrare.
La 56° Biennale è una vetrina anche statistica: 89 i Paesi presenti, 5 i debuttanti, 88 i padiglioni nazionali tra Giardini, Arsenale e Venezia tutta, 136 gli artisti, 159 le opere appositamente prodotte per l’evento, 44 gli avvenimenti collaterali, 4 giorni di vernice da sabato fino a novembre, 25 euro il biglietto d’ingresso e insolita “benevolenza” per i Leoni d’oro e d’argento:all’Armenia per la migliore partecipazione nazionale e ad Adrian Piper, concettualista newyorkese, prima donna afro-americana artista e filosofa ad Harward quale miglior artista della mostra All the World’s Future, l’argento al giovane Im Hueng Soon. Premiato anche il padiglione degli Stati Uniti per la presentazione di Joan Jonas, con il Leone d’oro alla carriera El Anatsui (Ghana) e speciale Susanne Ghez (USA). E gli italiani?
Il Padiglione Italia, curato da Vincenzo Trione, fa discutere. 15 artisti si interrogano sul tema della memoria,AC_9260_590-490 “rimodulando cifre che sono già state create, fino a renderle irriconoscibili”, Offrono una convincente contrapposizione alla Biennale e dedicata al futuro. Trione assicura: sono artisti profanatori. Consacrano e screditano assunti e modelli. Smontare e rimontano episodi da altri periodi per organizzare il ricordo all’interno di un interrotto intrecciano.
Ecco allora l’estroso Luca Monterastelli, 32 anni, il più giovane del gruppo, coraggioso, esplicito, anche il più contradditorio, dedito a una ricerca “che cerca sempre di negare la soluzione precedente”. Andrea Rerspino/Davide Gennarino (Alis/Filliol), due giovani usciti dall’Albertina che lavorano insieme creando forme magmatiche caratterizzate dalla plasticità. Francesco Barocco , scultore-astratto, realizza in terraotta e incisione con macchie di colori e innesti di materia. Aldo Tambellini, creatore di installazioni “dissonanti”, ambienti immersivi e multimediali; Al padiglione delle Tese sono inoltre presenti: Jannis Kounnellis, attento al valore pubblico e collettivo del linguaggio; Andrea Aquillanti, lavora coi media sulla profondità spaziale e temporale; Mimmo Paladino, principale esponente della transavanguardia; Claudio Parmigiani, fuori da ogni etichettatura filosofica, concettuale, poverista, strutturale; Giuseppe Caccavalle, recupera tecniche antiche; Vanerssa Beecroft, performatica e coreografica; Nino Longobardi, radicale nel ridurre la fisicità; Marzia Migliora, attraversa i temi del desiderio, della memoria e della perdita; Nicola Samorì,19-luca-monterastelli-a-dimension-of-absolute-cruelty-05 rievocativo, recupera idee contemporanee dal Museo; Antonio Biasiucci, fotografo, parte dalla memoria personale per ritrovare la memoria degli uomini; Paolo Gioli muta e cambia l’immagine fotografica contaminandola. La Santa Sede partecipa con un Padiglione ispirato al racconto della Genesi. Affidato all’utilizzo meditato dei nuovi media di Studio Azzurro e al fotografo ceco Josef Koudelka. La potenza delle sue fotografie panoramiche in bianco e nero racconta la contrapposizione dell’uomo al mondo e alle sue leggi, morali e naturali, e la distruzione materiale derivante dalla perdita di senso etico.

Aldo Caserini

 

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