TINA Di BENEDETTO, FOTOGRAFARE PER MODIFICARE IL PRESENTE


Di Benedetto Tina fotoTina Di Benedetto si occupa di comunicazione di eventi. Non sorprende pertanto né la sua passione per viaggi, né il suo interesse per la fotografia. Questa potrebbe essere la semplice addizione sviluppata sotto stimoli e urgenze di un percorso professionale. Ma non è così. Almeno non sembra. A rivelarcelo è il suo blog https://viaggioinprogress.wordpress.com) che è lo specchio di qualcosa di più. Più di un taccuino dei viaggi in giro per il mondo, in cui si trovano informazioni di prima mano su Cuba, Atene, Londra, Parigi, New York, Berlino, o si ruba un nuovo dettaglio su Siria, Giordania, Libano, Marocco, Turchia, Spagna eccetera. Più di un modo per contribuire a promuovere e diffondere la “cultura del viaggio”.
Non è, d’altra parte, quanto, qui a noi, interessa, bensì è l’ scelta con cui la Benedetto sostiene le facoltà “della peggior macchina che l’uomo abbia in uso” (Arpino), con risultati di “selettività visiva ed emotiva”, come lei stessa chiama, da dare impronta ai suoi reportages. Ci interessa la Di Benedetto fotografa – non professionale e non artista, ci tiene a far sapere – che si avvale della fotografia e del suo linguaggio per fermare ricordi, passaggi, realtà e sensazioni, e non immagini di diffusione e promozione. Cose che solitamente vengono richieste a un buon fotografo non dilettante (e non sempre si ritrovano nei risultati) e che invece in lei accertano un adeguato riscontro e in più risaltano per valore aggiunto, per il carattere “sociale” impresso nelle testimonianze.
Viaggio in progres della Di Benedetto è “una finestra” aperta, che da conto a “contenuti” e “riflessioni” rivolti a curare “ la miopia che spesso caratterizza un po’ tutti noi di fronte a realtà che sembrano distanti, ma che alla fine sono vicine”. Il suo blog non “posta” semplicemente immagini, ma commenti e considerazioni, come quelle che mettono in chiaro preliminarmente la sua idea di viaggio:”dove si diventa orfani del superfluo e figli del necessario” e “la cognizione del tempo viene ridotta al minimo”. Concetti che si ritrovano nel senso di una fotografia che va oltre alla pura qualità tecnica dell’immagine. Di Benedetto rifiuta l’attribuzione di “artista”, ma anche svincolando dall’attribuzione, le qualità del linguaggio non sfuggono. Nei risultati dei suoi click c’è contenuto simbolico, non solo documentano, ma esprimono impressioni, giudizi.
Giovanni Arpino in “Contro la fotografia”, scriveva che “le fotografie sono bugiarde, maligne e velenose. Tradiscono sempre”. C’è sicuramente tanta verità in quel che scriveva. Ma non è un assioma. Le immagini  Di Benedetto, per esempio, non gonfiano, ma scavano. La sua è una fotografa che ha un rapporto preciso con l’immagine. Non è da primo sguardo. E’ scelta, evita (così pare) lo scatto impulsivo, analizza quel che ha di fronte. Si inserisce con stile. Dimostra l’idea compatta di un continuo presente. I reportages non sono fotogrammi assemblati. Sviluppano un discorso unitario, sensato. Vanno a toccare la sensibilità, le certezza, la coscienza del fruitore..De Benedetti

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