ETTORE ARCHINTI, UN REVIVAL NOSTALGICO (TROPPO?)


Un particolare del MUSEO ARCHINTI, Lodi

Un particolare del MUSEO ARCHINTI, Lodi

Ettore Archinti. Materia semplice”, l’esposizione progettata dalla Collezione Archinti, patrocinata dal Comune e organizzata con il Museo Civico in occasione del recente anniversario della morte dell’artista, è stata inaugurata sabato alla “Callista” con partecipazione di pubblico e presenza di esponenti dell’amministrazione, della politica e della cultura.
Curato da Paola Fenini e Cristina Viano, l’evento riprende il filo di un discorso critico. In un percorso agile e chiaro, anche se non cronologico, si ritrovano bronzi noti e alcune novità e gessi, compresi Donna cogli occhiali, del calzolaio Luigi Lombardi, del dottor Alfredo Maggi, L’uomo che ride, Forse è meglio che tu non veda, eccetera che agevolano l’ avvicinamento alle forme e al rapporto con la Scapigliatura milanese.
Archinti aveva ricevuto un omaggio veloce nel 1945, seguito da una sorta di “riconciliazione” con Fausto Locatelli nel 1965 e da una antologica nel 1978 (espositivamente più curata anche se incompleta delle raccolte Franchi, Mancini, Danelli), nonché una nuova esibizione nel 2008 ad opera della Raccolta di viale Pavia. Sarà anche credibile che il ricordo non può essere una esternazione infinita, ma avere memoria dell’opera di artisti dignitosi e capaci, autori di minuti passaggi densi d’emozioni umanitarie, è importante perché nel ricordare c’è la trama che conduce all’identità. Archinti è stato un artista di tecnica dignitosa, di disciplina (a volte non cieca, a volte persino audace) che ha praticato in molti casi un’arte di linguaggio. Nei diversi soggiorni inglesi pare avesse prodotto molto e bene. Individuare distinzioni e correlazioni con quel periodo, metterebbe in luce gli elementi qualitativi cogli aspetti ormai codificati? Lo staff del Museo Archinti, assicura la curatrice, ci sta lavorando.
L’esposizione ha la prerogativa (importante) di considerare il ruolo di Archinti nel rapporto con la scultura lombarda, rispetto al clima definito “Scapigliatura” prima e “Post-scapigliatura” poi. E’ bene avere presente che quando egli si avviò all’arte, la “Scultura lombarda” era già stata apertamente accusata di “fiacchezza”, di stile “pittorico”, a causa delle “snervate sculture” dei Bazzarro, Trubetzzkoy, Bistolfi ecc. Anche i rimandi al Grandi sono da circostanziare. La morte colse il Grandi nel 1894, quando l’Archinti era appena sedicenne e solo quell’anno iniziò la Scuola Mestieri di Brera. Il ciclo fenomenologico della tecnica artistica non poteva quindi averlo avviato. In alcuni ritratti si possono cogliere ritmi espressivi similari. Richiami più indicativi fornisce la ritrattistica di Trubetzkoy, altri sono però i testi di affinità elettiva, simpatia e insegnamento. Pensiamo al Bazzarro, suo professore e membro di quel comitato che scelse il busto di Giovanni Agnelli da donare al Museo, e che dell’allievo sostenne l’ “indole artistica”, la “visione del vero”, e la “coscienziosa ricerca della forma”. Nel suo esaurirsi, la “scuola lombarda” si acclimatò in una sorta di romanticismo moderato, a una disposizione “intimista” e a una plastica più sfumata e morbida. In questo passaggio si ritrova più agevolmente l’Archinti. L’attribuzione di bozzettismo non è impropria. La mostra lo conferma. Superato il momento naturalistico, egli rivela di avere vinto certe rigidità accademiche, di amalgamare liberamente a piccoli tocchi la materia. La sua scultura è quella dell’“attimo luminoso”, quella in cui meglio si esprime e manifesta il suo spirito, le esigenze morali e umane che lo ispiravano.

 

“Ettore Archinti – Materia semplice” – a c. di Paola Fenini e Cristina Viano – MUSEO ARCHINTI, viale Pavia, 28 Lodi: Mar-Dom 17.00-19.00;; BIBLIOTECA LAUDENSE, via Solferino 72 – Lodi: Mar-Sab 9.15-18.15;BIBLIOTECA DEL SEMINARIO VESCOVILE, via Venti Settembre, 42 – Lodi : Lun-Mar 9.30-12.30, 14.30-16.30; Giov 9.30-12.30Fino al 26 aprile

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