L’OPINIONE / CONTRO LA COMUNICAZIONE NELLA CRITICA D’ARTE


PERNIOLA M imagesMario Perrniola is full professor of Aesthetics and former director of the Department of Philosophy at the University of Rome “Tor Vergata” (Italy). Visiting Professor in many universities and research centres in France, Denmark, Brazil, Japan, Canada, USA and Australia, is author of several books translated into many languages. He has directed the journals Agaragar (1971-3) Clinamen (1988-92) Estetica News (1988-95) and Agalma. Rivista di studi culturali e di estetica.

Partendo da un libro di Mario Perniola  “Contro la comunicazione” edito da Einaudi nel 2004 in cui il filosofo e professore ordinario di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata sostiene il suo punto di vista su una serie di questioni riguardanti l’influenza della comunicazione massmediatica estesa alla cultura e all’arte, ci è sembrato giusto pubblicare nella rubrica “L’Opinione” queste provocazioni suggeriteci dalla lettura di interventi imprecisi da procurare nocumento alla critica d’arte..

 

by ALDO CASERINI

La comunicazione estesa alla cultura e all’arte “è l’opposto del sapere”. Disperde i contenuti, è nemica del pensare. Nei percorsi attuali presenta profili scoraggianti. Non è tanto la pratica di diffondere disinformazione e messaggi inverosimili, corrispondenti quasi sempre alle esigenze della promotion, ma di farsi forte della  scarsità di spirito critico del pubblico, per manipolarlo con macchinazioni e raggiri.
Tutto questo non è una novità. Non è cioè un segno tipico del nostro essere postmoderni. Nella comunicazione circolante c’è però qualcosa di nuovo e di inedito che va oltre alla retorica, alla promozione e alla pubblicità. Quanto vien detto e scritto non imprime nella mente delle convinzioni. Tanto meno infonde nell’ animo certezze fondate su scelte di identità e di stabilità. Al contrario, scopo della comunicazione, spesso affidata a arroganti dell’informazione, è di accreditare l’annullamento di ogni certezza e di trasformare il visitatore una mostra, l’auditore di un concerto, il lettore di un libro ecc. in un soggetto estremamente recettivo al messaggio precostruito. Paradossalmente il pubblico fruitore della comunicazione è trattato come una sorta di armento che assorbe e rilascia, trasmette e riceve, qui e ora, senza memoria. Ciò consente ai venditori di fumo, secondo un proprio tornaconto o immodestia o ambizione, e senza legame ad alcunché, di rilasciare giudizi e apprezzamenti che conduconoil pubblico alla progressiva erosione della identità e di ogni seme di qualità. Si assegna e diffonde credito anche su chi non lo merita, lasciando da parte scrupoli che possono venire dalla logica e dalla morale.
A prevalere sono considerazioni autoreferenziali, o un approccio di natura intrasistemica, in cui un vocabolario di elementi discorsivi e non, viene subdolamente utilizzato in funzione pubblicitaria, da appiattire sotto il rullo compressore dell’economia ristretta – dell’amicizia, dell’assecondamento, dell’obbligazione, della reclamistica, ecc – ogni considerazione e habitus guidati da cultura, gusto, riflessione, linguaggio e indagine.
Da qui una crescente insofferenza nei confronti della comunicazione massmediatica da parte di coloro che si oppongono a una colonizzazione che ha assunto l’aspetto di una dissennata autodistruzione. C’è una alternativa ai dispositivi e alle deformazioni della comunicazione in campo artistico letterario? Da vincere le forzature che oggi omologano ogni differenza? In grado di ridare veste nuova a nozioni come discrezione, moderazione, studio?

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