RICORDO DI GIULIO MAIORCA (1942-2006)


MaiorcaE’ quasi un decennio che Giulio Maiorca è uscito di scena. Che con un atto disperato ha detto il taciuto e ha svelato il mistero. Giulio era un pittore appassionato, silenzioso, ossessivo nelle sue attenzioni. Figurativo, tradizionale, coltivava un insieme di irrequietudine, ambizione e coscienza che lo rendevano diverso, che nulla potrebbe dare un’idea più chiara dello stato d’animo con cui produceva pittura di paesaggio, composizioni di natura, rappresentazioni umane. Era molto di più di un semplice piacevole pittore di casa. Lo attestano la qualità di molti suoi lavori entrati nelle case lodigiane, fino a quanto, appunto, l’ossessione della non-pittura e del sacrificio non sono diventati quel tarlò che lo avrebbe logorato nella mente e nell’animo.
Nato nel ’42, sotto i bombardamenti, si era messo in evidenza nelle collettive che Carlo Malusardi organizzava all’Haiti. Era fra coloro che avevano preso slancio col “Gruppo C14”. In quel gruppo, e successivamente, aveva giocato il ruolo del campione della tradizione contro i sostenitori dell’avanguardia, di cui era in ogni caso rispettoso.Maiorca 2
Come ogni artista, ha lasciato prove riuscite e non, in ogni caso vive per tensione formale. Padrone di una venatura “leopardiana”, che sapeva rendere densa  di luci delicate e atmosfere silenti, meditate su accordi pausati, Ai suoi paesaggi quasi mai conferiva un dispiegamento ampio, preferiva la resa ‘accostata’. Qua e la con qualche patetismo. Spesso energica e liricamente composta.
Si è sempre sottratto alle esibizioni personali. Forse, per questo, è facilmente uscito dalla scena locale. Nel 2007 il suo nome è figurato nella collettiva “Ottocento-Novecento della pittura a Lodi”, nel 2012 in un’altra collettiva (“L’Italia s’è desta”), Successivamente il Convivio De Lemene lo ha ricordato ai soci, esponendo una serie di lavori, non tutti da attrarre attenzione, in ogni caso utili a serbarne memoria
Maiorca ha sempre partecipato da posizione defilata all’ambiente artistico cittadino, come autore di “bella pittura”. Di ferma misura realistica, guardava a certa pittura toscaneggiante di armonia cromatica, che praticava con tocco denso, luci spesse e ovattate, riflettendovi con discrezione il gusto dei maestri.
Ha scelto la morte a sessantaquattro anni. La conseguenza dell’evento psichico non porta in evidenza la sua biografia, ma le leggi che, a seconda delle varie combinazioni, valgono, per ogni biografia.
Da anni Maiorca non sapeva vivere al di fuori di quell’ altra visione della vita fatta di ombre, di oscurità, di caos. Ci sono follie che non ammettono deroghe, per la semplice ragione che vengono prima delle regole e delle deroghe. Lui ha solo derogato dalle regole di quel qualcosa nato da una fonte opaca e buia, uscendo da una condizione senza uscita vestendo gli abiti sacri della morte, andando verso la ragione, il riposo, l’abbraccio della Misericordia.

 

 

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