FRANCO PERUGIA, L’IMITAZIONE DEL NATURALE


FRANCO PERUGIA: La "morta" dell'Adda a Cavenago d'Adda

FRANCO PERUGIA:
La “morta” dell’Adda a Cavenago d’Adda

Nel linguaggio degli artisti – in particolare dei pittori – dire dilettante a chi si dedica all’arte, significa toglierlo di mezzo, non riconoscergli dignità, ovvero validità per un’adeguata rispondenza alle finalità proprie dell’arte stessa.I fatti quotidiani dimostrano che non è sempre così e che a volte, si possono incontrano pittori non professionisti, che nel loro operato, mostrano convenevolezza e decoro e altre qualità, più di quante ne nascondano autori di mestiere che dichiarano di rapportarsi a convincimenti estetici.
Dilettante e professionista sono due categorie, due distinzioni del fare: fare per mestiere o per diletto non dà automaticamente dignità al risultato. I due ruoli stanno come i colori scuri insieme coi chiari; come gli ingredienti del bello, dell’esperienza, dello stile, stanno con le imprecisioni, i difetti e gli errori. Valore positivo (capacità di dare forma, esperienza, spessore ecc.) e negativo, sono certificazioni che non si forniscono a priori. Si può essere un buon pittore per semplice diletto e un pessimo mestierante per professione.
A buon diritto il professionista rivendica esperienza e una adeguata rispondenza a norme, principi, finalità, ma non è detto che il dilettante, non tenga cognizioni tecniche ed esperienza visiva e conoscitiva. per produrre qualche bella o buona pittura.
Franco Perugia è un pittore dilettante, uno che non si dedica all’arte professionale. E’ un amatore, non un conoscitore di tecniche, un imitatore del naturale, Ma nei suoi pastelli morbidi (che preferisce e coltiva per catturare i colori brillanti in natura) non si fatica a cogliere gli ingredienti giusti.
Fra i tanti che con tenacia, praticano forme d’arte, senza acquisire l’allure di individuo speciale, cerca di trovare risposte ai propri impulsi creativi mettendo in campo una vasta area ideativa, fatta di curiosità, sensibilità, emozioni, servendosi “di ricette” regolate con buona esperienza e istruzione. La figurazione è conformata a un gusto che una volta si diceva “dell’imitazione”, tanto nel contenuto che nel disegno. Gli elementi che si ritrovano sono quelli della natura, così come il linguaggio poetico è tratto del discorso comune, avendo riguardo alle memorie emotive che essi sollecitano, alle armoniose combinazioni cui si prestano. Supportato da un naturalismo fonte di felicità e di poesia, Perugia presta un’adeguata attenzione anche agli equilibri formali, soprattutto è persuaso (senza scomodare la filosofia) che in natura vi siano tante cose che meritano di essere contemplate e godute con occhio interiore. A qualcuno non parrà molto, e forse non lo è. Ma coi tempi che corrono e cogli affanni che stanno dietro, scoprire che in giro ci sono non solo maestri, ma qualche buon “apprendista”, è qualcosa che merita segnalazione

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