DANIELA MARCHESCHI, I SEGRETI DEI NOBEL


imagesQuante chiacchere hanno accompagnato in Italia l’assegnazione dei Nobel per la letteratura a Patriock Modiano, Alice Munro, Mo Yan, Tomas Transtromer, Mario Vargas Liosa, Herta Muller, Gustave Le Clézio, Doris Lessig, Orhan Parnuk, Harold Pinter, per citare gli ultimi dieci ? Perché al traguardo solo raramente arrivano gli italiani? Abbiamo tra le mani Alloro di Svezia, un saggio di Daniela Marcheschi del 2007, che spiega attraverso ragioni critiche, come sono arrivati al traguardo del Nobel Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo, Montale e Fo, e che aiuta a liberarsi anche delle voci di intrighi.
Si può ben dire un saggio “resistente”, che non ha perso attualità quello della Marcheschi. Lo abbiamo ripreso in mano a distanza di anni, perché  indaga con base analitica e serietà documentaria le ragioni critiche che hanno portato al traguardo i nostri Nobel. Lo studio  getta luce su pagine note e poco note, interpreta con sensibilità nuova testi e raccolte degli autori italiani premiati e il contesto culturale e storico, discute di concetti e “politiche” che investono il prestigio culturale del nostro paese. Offre alla fine una “rilettura” della letteratura italiana alla luce delle tradizioni europee.
Decisamente un modello per la ponderazione delle tesi sostenute; e un invito a svecchiare la nostra storiografia che ripetere pappagallescamente il già detto. Per altri versi “Alloro di Svezia” è un libro che fa capire in che modo è valutata all’estero la letteratura italiana. In particolare, che dimostra l’attenzione delle culture nordiche nei confronti del nostro MarcheschiT1Paese, e questo in contraddizione con l’atteggiamento di tanti seminaristi della nostra letteratura, intenti più a denigrare e sottovalutare poeti e letterati italiani perché appartengono a categorie estetiche diverse dalle proprie. Il libro permette orizzonti inediti e non nasconde notizie. Come sul “caso Luzi”. Prima del Nobel a Fo, il suo nome fu fatto circolare insistentemente come possibile destinatario del premio. In realtà la sua non fu una “bocciatura”, ma una “non completa candidatura”, presentata solo dall’Accademia dei Lincei, anziché da più istituzioni internazionali. C’è però da tener conto anche di un “precedente”, la conferenza giudicata di “autocandidatura” che il poeta tenne nel 1980 all’Istituto di Cultura di Stoccolma in cui parlò di Leopardi come se la platea dovesse scoprilo per la prima volta. Gli accademici svedesi non nascosero il loro imbarazzo e forse non se lo sono dimenticati.
“Perché mai studiare la letteratura italiana oggi?”, si chiede in apertura del libro la Marcheschi. Perché le varie letterature, che al pari delle arti, delle scienze, delle economie e via discorrendo, appartengono alle culture umane, entrando in contatto tra di esse mettono in tensione, nella pluralità delle esperienze e delle tradizioni pensiero, materie, concetti, tecniche e parole, generano l’avvenire, il futuro.

 

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