RICORDO DI ENZO VERTIBILE (1933-2009)


Enzo Vertibile e Pericle Stromillo in una foto di Franco Razzini

Enzo Vertibile e Pericle Stromillo in una foto di Franco Razzini

Poco più di cinque anni fa moriva a Montanaso Lombardo il pittore Enzo Vertibile. Aveva 76 anni. Di origini salernitane era giunto a Lodi da Assisi ancora giovanissimo e al Bassi aveva conseguito il diploma di geometra.
Sono degli Anni Cinquanta le sue prime esperienze espositive (a Lodi e a Casale) a cui però seguì una lunga parentesi trentennale dovuta al lavoro.
Il rientro in pittura è datato del 1985, con una personale al «Vanoni» a cui seguirono alcune collettive a Milano e a Lodi.
Lasciate le intonazioni giovanili Vertibile si apprestò a una pittura in continua evoluzione. Alle suggestioni coloristiche sostituì quelle delle atmosfere e della scomposizione-composizione. Nel 1997 gli fu conferito il premio «Oldrado da Ponte
Classe 1933, è stato un pittore di nature morte, maschere, fiori, ritratti, nudi, paesaggi., Ha praticato stili diversi. Realista, astratto, postcubista. E’ stato un pittore difficile sia da prevedere sia da inquadrare. La sua storia di artista non è una storia rara, ma una storia pregna di interessi e curiosità w su risvolti, sempre alla ricerca attraverso il disegno e il colore di effetti ed emozioni.
A cinque anni dal distacco, la sua assenza nel mondo artistico locale si avverte. In fin dei conti è sempre stato tra le figure di maggiore spicco, di novità e proposta. Autodidatta, di carattere un po’ ritroso, una volta ripresi pennelli e colore, ha saputo gettarsi nella ricerca delle forma e dell’espressione con una inconsueta caparbietà, maturando una conoscenza tecnica solida e una sensibilità estetica che gli permisero di condurre esperienze e tendenze in un ordito di parentele, affermando sempre caratteri della propria personalità.

Il pittore ENZO VERTIBILE e una sua opera in una istantanea di Franco Razzini

Il pittore ENZO VERTIBILE e una sua opera in una istantanea di Franco Razzini

Senza sosta ha dichiarato di non avere avuto maestri, ma poi ha sempre anche riconosciuto di avere trovato nelle frequentazioni di Attilio Maiocchi, Gianni Vigorelli e Gaetano Bonelli, la bussola.
Nelle figurazioni – mai anonime o di massa – ha sostituito i motivi naturali con superfici nutrite di colore puro (in particolare il verde), conferendo alle sue tele impronta e qualità palpitanti.
Ha distillato figure fascinose alternandole a passaggi irrequieti ad astrazioni ora liriche ora estrose, sempre personalissime. Era pittore che non rifaceva. Che seguiva le orme e nello stesso tempo “cercava”. Approfondiva. Diverso dai tanti di casa che schizzavano novità ad ogni piè sospinto.
Nei lavori ha lasciato una giusta e inconfondibile impronta personale – di intensità, grazia, disinvoltura, freschezza. La coesistenza di orientamenti e linguaggi distinti rivela in ogni caso che alla base delle sue scelte vi era sempre una ispirazione unitaria. Artista realista – inizialmente lo ricordiamo pittore di ispirazione impressionista – accettava spunti e stimoli dalle avanguardie, con cui rivitalizzava costantemente la propria ricerca. Ha avuto anche particolare sensibilità per il movimento. (ricordiamo alcuni lavori che citavano il futurismo).
Con la pittura Vertibile raccontava e si raccontava, scopriva e inventava, si liberava e riappropriava di una dimensione diversa.

 

 

 

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