MARILENA PANELLI: MESSAGGI POSTMEDIALI


Panelli MarilenaL’arte del presente testimonia tante cose insieme, legate alla tradizione, al mutamento, alle mode, alla ricerca, ai comportamenti individuali, ai cambiamenti del valore, alla mera esercitazione di geometria, colore, materia. Vive l’era postmediale, per cui secondo alcuni critici non è significativo il modo in cui è fatta un’opera, è più importante il messaggio.
Il nutrirsi di tante esperienze insieme accompagna l’uomo da sempre, è uno specchio della sua straordinaria adattabilità Un esempio lo garantisce Marilena Panelli, artista di Cavenago d’Adda, in mostra da martedì 24 al Calicantus Bistrot con un gruppo di carte artigianali da lei stessa prodotte, impaginate come lacerti, in cui, senza privilegiare il soggetto di peculiarità particolari se non quelle segniche, ma anche senza depredarlo, conferma una versatilità ad accogliere la parola “arte” in quella parte della sua radice che la collega all’artigianato, all’artificio, all’artiere.
Spulciando nel curriculum, si scopre che con Ugo Maffi aveva reso omaggio a Dino Carlesi (Premio di poesia Ada Negri) a Pontedera, ha esposto ricerche e sperimentazioni alla Casa della Cultura di Busseto, mentre, a Lodi, si è fatta conoscere alla Oldrado da Ponte, alla Galleria di Ambrogio Ferrari e insieme a xilografia su carta fatta a manoDaniela Gorla alla Fondazione Bipielle oltre che alla Galleria&gioielli di Mauro Gambolò.
Al Calicantus fa il punto del suo eclettismo creativo, proponendo qualcosa che potrà anche apparire come la registrazione di polarità dialettiche, dei flussi e riflussi tramati dalla sia mano d’artista. Presenta, infatti, una campionatura di xilografie in rilievo su carta fatta a mano prodotta da lei stessa e dipinta  con pigmenti naturali, cera d’ api e additivi resi in giusto grado scorrevoli, dando luogo a spessori graduali e di riscontro visivo.. Nel procedimento tecnico, basato sulla libera aggregazione di segni, sfrutta in modo apprezzabile l’apporto dei materiali naturali, con effetti piacevolmente sorprendenti. Le carte riempite con intensa scrittura recuperano segni cuneiformi ( forse richiami mesopotanici o egizi o di lapidari egei) , in un procedere fatto di pulsioni e incognite che sembrano muovere verso forme di autoformazione. L’esito visivo è una impaginazione di grafemi, in cui l’occhio può anche cogliere richiami sacrali, magici e rituali in un combinarsi di incantamenti grafici. Messo così, il suo percorso non cambia. Può comunicare sorpresa, l’idea che “dentro” o “sotto” il confezionamento possa esservi qualcosa di magico, di improvviso e potente. Dalla associazione di archetipi e figurazioni affiora una certa idea di strutturazione, tracce di rappresentazione in cui non c’è solo destrezza, capacità di dare volume, il conferire valenza. E’ evidente che la Panelli conosce le modalità, sa dare figura, attraverso suggestioni e magnetismi alla narrazione.

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