EMMA AZZI: NELL’OFFICINA DEL COLORE


Un'opera di Emma AzziDa “Costellazioni in movimento”, la mostra di Emma Azzi inaugurata all’Angelo con una presentazione di Mario Quadraroli, emerge un dato dell’arte “attualista” (con tutto ciò che la caratterizza di frammentario, decorativo, effimero e contingente): il premere sulle scelte creative e sulle capacità di reazione estetica del pubblico per dare testimonianza di un clima culturale. Quadraroli riconosce alla codognese un percorso “informale”, fatto di “liberazione della dimensione razionale” e di “valori del segno, del gesto e della materia”, nonché “una ricerca raffinata”, gestita attraverso l’utilizzo di “ smalti sintetici, direzionati con getto di aria calda”(leggi fon).“L’atto creativo”, risolto all’interno di un perimetro 60×80 e l’esternarsi “molto teatrale”, consiste “nel coprire la superficie della tela con materia colorata liberamente accostata”. Una regola “attualista” che, come l’arte informale ieri, non tende a modelli progettuali, ma pone l’accento sulle sensibilità variabili della pratica e del materiale.
Poiché la Azzi muove su una linea non figurativa, non oggettiva, con o senza tema, direzionando accenti sulle ambiguità formali procurata dal compimento, da cui ricava spunti di versatilità e vivacità decorativa; all’infuori dal costituire una pittura epigonale o discendente o ereditata o semplicemente terminologica di una stagione (Informale); chi ha vissuto gli anni Cinquanta e ne ricorda il contesto, l’intensità e i momenti energetici, ne coglie le distinzioni. E ciò non per darsi chiavi di lettura , ma per evitare semplificazioni ed etichettature non appropriate. L’informale (nelle varie definizioni più o meno diffuse (come tachisme, art autre, action painting, nuclearismo, dripping), non significò informe o senza forma, bensì non formale o aformale. Ha sempre indicato “un atteggiamento critico”: infrangere gli schemi figurativi, formali o geometrici, e risolvere l’urgenza espressiva in un’esplosione di segni e materia cromatica, ma sempre legandosi a problematiche filosofiche, fenomenologiche, esistenziali e letterarie.
Se le tracce personalistiche ed emotive della Azzi si trovino in una materia trattata “in modo informale” – in forme larvali, fantasmatiche, allusive – fa parte delle possibili suggestioni e definizioni suggerite. Il suo “aformale” non ha però nulla di quella stagione esplosiva. La sua è una pittura generosa di stimoli, spinte e iterazioni, che appartiene ai linguaggi spontanei attualisti. La sua unità è creata nella varietà, con ritmi di tinte e toni che risultano da strumentazioni e procedure al servizio delle sensazioni. Le suggestioni sono consegnate dalla materia e dallo svolgimento dell’intervento, che richiede esperienza tecnica e determina, per energia propria, variazioni, vibrazioni, effetti, impressioni, e genera i successivi processi di giudizio e conoscenza.
Anche senza carica esistenziale e simbolica, un contraltare autonomo a tanta narrazione tradizionale presente nel Basso lodigiano.

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