TEODORO COTUGNO: “L’UOMO CHE SALVAVA GLI ALBERI”


 COTUGNO Scan_Pic0122COTUGNO 2Scan_Pic0122Teodoro Cotugno non finisce di stupire. Ora ha anche scoperto di possedere una vocazione letteraria, sottratta alle diverse forme riconosciute e rivolta all’essenzialità, alla verità narrativa, come solo possono essere i frammenti di diario, le notazioni e gli apologhi. E’ di questi giorni l’uscita per i tipi della stamperia Sollecitudo di Lodi L’uomo che salvava gli alberi, un elegante volumetto in cui l’artista rivela un apparente naturalismo di descrizione e un rimando di significati attraverso una forma breve e qualitativa che imprigiona e mette in sintonia con i temi della sua arte protagonista.L’uomo che salvava gli alberi, reso possibile grazie al Comune di Salerano al Lambro, Parco Adda Sud e Consorzio Muzza Bassa Lodigiana è una preziosità che la Tipografia Sollecitudo consegna su carta Stucco gesso Old Mill Feddrigan e caratteri Garamond ,e che contiene (nelle prime ottanta copie delle cinquecento realizzate) una fine acquaforte originale dell’autore.
Il pocket book di Cotugno ha in premessa un pensiero di Jean Giano, aforista e scrittore autodidatta della Provenza, ma di famiglia piemontese, considerato da molti uno scrittore regionalista, in realtà molto attento a dipingere le condizioni dell’uomo nel mondo: “Poiché la personalità riveli qualità davvero eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni…”. E’ quasi una sollecitazione che l’artista rivolge nell’affrontare la sua ricca produzione di dettagli che permettono di accedere a luoghi solitamente poco esplorati e che, nella loro visione complessiva, tematizzano appunto il rapporto dell’uomo con la natura circostante.
Avvalendosi di una scrittura che può persino richiamare i social network, i nuovi mezzi di comunicazione, senza splendere per questo di modernità, l’opera è illuminante per difendere l’immagine del libro rispetto ad altre fonti di comunicazione.
Cotugno racconta una piccola storia, quella tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e gli alberi, che sono, per chi è attento alla sua produzione artistica i soggetti a cui egli ha affidato sin dall’avvio della attività e che ormai si avvicina al mezzo secolo, la propria attenzione e sensibilità. Il messaggio è quello di un uomo “solito camminare lungo i corsi d’acqua nell’ora in cui il sole torna a salutare un nuovo giorno”. Non si fatica a riconoscere in quell’uomo lo stesso Cotugno, attento a trarre ispirazione dalla natura per “trasformarla in pennellate di colore e in una miriade di segni incisi”. Nello scritto si evidenzia la trascuratezza con cui vengono lasciati gli alberi, spunto di tanti colloqui silenziosi dell’arista, al punto di non essere quasi più riconoscibili e il conseguente bisogno che avverte di intervenire per ripulirli e liberarli, regalando loro “il suo tempo e la sua fatica” per riceverne in cambio letizia e serenità.

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