STEFANIA NEGRO. DALLE RISONANZE ALLE OSCILLAZIONI


oscillazioniLeccese, giornalista, scenografa. redattrice delle edizioni romane “Empiria”, curatrice di eventi e progetti culturali, Stefania Negro è anche autrice di testi poetici e saggista: “Erranze nel divenire”, “La geometria della luce”,” La passione della forma” “Risonanze”, questi alcuni titoli. “Oscillazioni”è l’ultimo ed è stato editato da poco dalla Anterem Edizioni con un’ampia prefazione di Flavio Ermini.
Pensare poeticamente vuol dire esistere. Nella esperienza della Negro le Oscillazioni sono sintesi dell’esistenza. La Negro le associa alle ombre: «Ombre come cifre di verità / sconosciute, ombre che navigano / su velieri alla ricerca del senso. / Ombre, solo ombre in un volo / finito tra la terra e il cielo». Ma la raccolta ha sullo sfondo il saper vedere il bello, la capacità di riconoscerlo anche nelle cose (oggetti, concetti, essenze, fondamenti). Anche nel dolore, nelle contrarietà, nelle sventure : «Tu senti e così forte è il tuo sentire / più forte del senso che nega e vuol ferire». La cognizione del bello è l’unica terapia al male di vivere, la risposta alla incertezza dell’esistere e alle domande che comporta.
Oscillazioni pone dunque la conoscenza come qua­lità, qualità dell’essere. In esse si organizzano – scrive Flavio Ermini – “piani che di solito ci si arrischia solo di accostare: l’immaginazione produttiva e l’intuizione intellettuale. Si delinea così l’immagine di una bellezza senza soggetto e senza oggetto; una sorta di dire-alla-luna, dove si danno convegno le figure dell’amore e della pena”. negro
Stefania Negro introduce nella sua poesia “l’ombra”dell’amore: l’amo­re affidato al tempo, ala vita, alla pena, alla caducità indicata come fonte di “facoltà fantastica”.Teoria? No, risponde Ermini, “ Tanto che l’autrice così conclude: «Lucidi e fermi ardia­mo di ragione nonostante / ciò che ci consuma di dolore e nuovamente / aperti al fiorire nel varco multiforme verso l’agire».

 

Il vivere è spinoso, è come
verde ortica nei campi eppure
assale e preme il desiderio
d’essere comunque. Tutto accade
per meccanica questione dal quanto
all’universo e noi siamo compresi nel
vortice spinti al divenire come necessaria
brama o utile accadere e ciò che non
ci è dato di sapere effimera vive in noi
di mortale cogitazione e trepida,
profonda sensazione.
Il viver nostro è più che un vivere anche
quando nella sua essenza non ci appartiene

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