MASSIMO BARLETTANI, “FIORISTA” E POSTMODERNO


Il pittore MASSIMO BARLETTANI
Il pittore MASSIMO BARLETTANI

Una personale dell’artista volterrano alla galleria La Cornice dal 2o febbraio al 22 marzo p.v. L’inaugurazione venerdì 20 febbraio alle ore 18 in Cso Adda 53 a Lodi

Dopo la bella mostra di Tindaro Calia, La Cornice (corso Adda 53, Lodi) propone a partire da sabato prossimo una mostra di Massimo Barlettani, un creativo volterrano ben inserito con proprie agenzie nel mondo della pubblicità, del design, del marketing, dell’editoria e della promozione artistica, ideatore tra l’altro di premi e concorsi riservati ai giovani artisti. Tra tante attenzioni anche pittore, inizialmente attratto da una sorta di astrattismo, poi “ridefinito” figurativamente attraverso apporti fotografici. Sensibilità attenta in particolare a un certo mondo alla moda, agli standard e ai modelli femminili, compresi gli elementi così detti naturalistici, presenta a Lodi, per iniziativa di Mauro Gambolò, una serie di acrilici in cui prevalgono colori, velature, dissolvenze, contaminazioni tonali, a volte naturalmente eleganti a volte indiziali e d’affettazione. Qualcosa di molto simile, negli esiti visivi, ai fiori disidratati dell’arte di confezione della lodigiana Savaré, che dai fiori ricava immagini di suggestione e racconti. Quella di Barlettani è una pittura di impatto decorativo e gentile, con qualche contrassegno impressionista e di canone postmoderno giapponese (di annullamento dell’opposizione tra cultura alta e cultura bassa) e che quindi non da risposte particolari se non decorative, di leggerezza, di vibratilità e contributo scenico. Facile andare in cerca di qualche metafora, legata alla vita, al mondo vegetale, ai fiori appariscenti e zuccherosi. Maimages 2 Barlettani l’eventuale racconto non aggiungerebbe molto a una espressività chiusa nel colore, nell’effetto e nel particolare accennato, che va direttamente incontro all’idea di pittura leggera e morbidona, e, a parte le peculiarità tecniche ben trattate, che si rivolge ad animi delicati che nel gesto creativo cercano di preferenza la gradevolezza, la soavità o la “fuga”. Costruita su masse di colore, su forme e dettagli, con una certa abilità nell’orchestrazione, tendenzialmente affidata a luci e velature, è una pittura di sintesi, destinata a motivi ornamentali e decorativi. Non si pone domande né cerca risposte. Non è molto adatta quindi a chi cerca nell’arte risposte e contenuti profondi a problematiche, agli enigmi della vita. Del tipo che scuotono nel profondo, lasciando stupefatti, turbati, commossi, esaltati. Tecnicamente ineccepibili, i lavori di Barlettani sono il risultato di una pittura monotematica, che cerca nell’esercizio l’effetto, la variazione, il richiamo, e che va incontro a un gusto di cifra stilistica che nella rappresentazione non ha nulla di problematico, rispetto al concetto di realtà e di iconismo. Non rifiuta l’apertura al kitsch, alla funzione d’ornamento, all’aspetto ludico, all’integrazione fra differenti forme espressive. Non è aggrappata a dogmi, flessibile, recettiva, priva di certezze, poggia sulla lezione operazione impressionista, ma è anche surrealista e in qualche caso astratta, dai confini cioè labili, rapidissimi da attraversare, comunque con una sua energia espressiva legata all’ habitat e all’ambientazione.

 

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