L’OPINIONE / MENOMALE C’ERA IL PRECARIO DI SONCINO


Artefiera 2015 BolognaArtefiera 2015 per tutti i gusti, tutte le autenticità, i narcisismi, le fulminazioni; per tutti i piaceri dell’intelligenza, dell’ironia e della noia. Duecento stand, 188 gallerie, 5 sezioni denominate rigorosamente in inglese: Main (128), Focus East (12), Photography (24), The new proposals (10), Solo show (14): l’immagine di Bologna città internazionale dell’arte è stata salvata. Grazie anche a quattro giorni di diretta live Rai. (ci sarà qualcuno che oserà dire che non fa informazione culturale ?) in cui sono state indagate (si fa per dire) duemila opere, centinaia di galleristi, un migliaio di nomi di consacrati, famosi, meno noti, divulgati, da esplorare, pacchettari.
Quelli che hanno fatto discutere di più, a parte Burri, Fontana e Manzoni? Necessario cercarli, trovarli, ripescarli.
Un’edizione senza dissacrazioni? Con molta spassionatezza: qualche spregiudicatezza, qualche disinvoltura. Niente di memorabile. Centrata tutta sul buttarsi indietro gli anni della crisi. Dalla stampa ha goduto uno status di gran rispetto. Non si è capito se privilegiato o punitivo: contare i biglietti di ingresso e i “mi piace” su Facebook. Che sia questa la nuova rivoluzione della critica d’arte, della comunicazione del mercato dell’arte e di quanto sta attorno? Basta con il bello, l’attraente, l’orribile, il sublime, l’insignificante, l’inutile, l’ingegnoso, il banale. L’importante non è più l’idea di cultura, ma la tendenza (di mercato) che vi si riconosce.
Forse per questo tutti si sentivano di tessere gli elogi di tutti: dai crepuscolari ai nostalgici, dai felici agli incazzati. Solo un giudizio era comune: la rapidità dell’arte. Non l’opera come qualità, esperienza, profondità, durata.
Artefiera avara? Macchè! Ricca, anzi traboccante. Tutti a pensare in grande, con qualche segreto per la ascesa. Affidata al proselitismo itinerante delle parole. Con intellettuali, critici, scrittori, poeti, tuttologi arruolati a trovar parole nuove, a conversare sul mercato con curatori, art advisor, analisti, collezionisti. Temi fondamentali: l’arte in porfolio, la responsabilità delle collezioni, la modernizzazione e la democratizzazione, le geografie delle pratiche artistiche (una sessantina gli artisti approdati dalla Turchia al Libano, dai Paesi Arabi a quelli africani).
Per molti standisti il titolo di artista o pittore è sembrato onorifico. Ma a Bologna, si sa, o si è artisti o si è niente. Cioè pubblico, ospiti paganti, massa. “Maestro”, dunque, il titolo più sentito in giro. Altrimenti l’umiliazione era certa. L’uomo della panineria, che è cavaliere, vi avrebbe servito con sicuro distacco. In giro solo maestri (d’arte, s’intende) e dottori (critici, professori di estetica, studiosi di semiotica delle arti visuali, saggisti di storia dell’arte, sociologi). Chi mi accompagnava aveva fatto stampare un bigliettino come: Specialista in repliche. Pensava di scherzarci sopra. Non ha ricevuto obiezioni.
Forse anche questo è un sistema innovativo di divulgazione culturale. Quella che spinse negli anni Cinquanta Piero Manzoni da Soncino, autore delle famose scarpe d’artista (usate e firmate) al famoso inscatolamento neodada. A proposito, in fiera la vendevano, debitamente etichettata, a più di duecentomila euro. Dovevate vedere lo stupore, l’ interesse. Menomale Piero!
Come sempre il mercato fornisce i suoi (bizzarri) insegnamenti.

 

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: