TRENTO LONGARETTI, 98 ANNI TRA MITO E METAFORA


2 TRNTO LONGARETTI CATALOGONovant’otto anni, sulla breccia dai primi anni Trenta, il pittore di Treviglio Trento Longaretti – uno dei maestri del Novecento italiano – non ha bisogno di presentazioni. I lodigiani lo conoscono assai bene. Non hanno dimenticato le sue mostre in città ed è nota la sua presenza nelle raccolte dei più fortunati. Non hanno mancato di apprezzarne qualità e meriti in occasione di un’ antologica di pregio organizzata nel ’81 da Tino Gipponi al Museo Civico o la sua presenza nella bella mostra (sempre di Tino Gipponi), “Arte e passione. alla Bipielle City o la personale alla Zero Otto é l’omaggio recente resogli dalla Galleria & gioielli di Lodi. Senza dimenticare, ovviamente, le mostre organizzate a Codogno dalla Pro Loco e alla Fiera Autunnale e la sua presenza alla Fondazione Lamberti di quella città.
Oli, disegni, incisioni, affreschi, vetrate, mosaici, sono le pagine del diario del suo lunghissimo percorso tra realtà, visione e letteratura. Una produzione senza intervalli e pause che rivela un attaccamento febbrile all’esercizio dell’arte e che l’ha reso figura “leggendaria”.
“L’andare delle mie figure è metaforico, intende l’andare fisico da una parte all’altra del pianeta per paura, fame, guerra, genocidi e altre forme drammatiche, oppure per desiderio di un mondo migliore, se si vuole la cosiddetta felicità. In altro modo, filosofico o spirituale, è l’andare dell’uomo ‘pellegrino sulla terra. La domanda famosa: chi siamo, dove andiamo”.
Una questione (per l’artista un’autentica esperienza interiore), esplorata in tantissimi lavori dove convivono con il1 TRENTO LONGARETTI MOSTRA (3) senso della forma, del segno e del colore le tematiche che ne contraddistinguono la produzione da tre quarti di secolo.
L’uscita del catalogo generale (ed. Electa) è l’occasione per rinfrescare i ricordi e re-incontrare la sua arte: fatta di figure e paesaggi incantati, di presenze sacrali e solitudini umane in cui risultano rafforzati i temi guida a cominciare da quello della madre, rappresentata quasi sempre con il respiro e la spiritualità di una madonna e la dolenza umana e terrena. La stessa mostra appena conclusa allo Spazio Oberdan curata da Carlo Pirovano sul tema “Longaretti: Mito e Metafora, ha delineato in una settantina di opere la varietà del percorso, fermando l’attenzione su quegli aspetti articolati ma coerenti, strettamente legati all’uomo e all’esistenza: famiglia, maternità, infanzia, vecchiaia, condizione dell’uomo, la “fuga”, i soli, gli abbandonati, i poveri, la natura, che hanno fornito al pittore un arco di espressioni figurali compendiate da immagini fantastiche, dolorose, tragiche, di richiamo spirituale. Ma c’è anche un altro legame che unisce la lunga stagione di Longaretti a quella di altri artisti figurativi: il tema della civiltà dell’immagine e di una linea figurale che ha avuto in Carpi (suo maestro), e, per usare qualche altro riferimento, in Guttuso, Sassu, Morlotti, Birolli, Vedova e altri compagni di viaggio, protagonisti in una esperienza di “evoluzione pittorica”, e anche sociale.

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2 thoughts on “TRENTO LONGARETTI, 98 ANNI TRA MITO E METAFORA

  1. mauro gambolò ha detto:

    MI PIACE

  2. Marisa Bellini ha detto:

    Bravissimo pittore e bella persona

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