FEDERICO LEONE BONFANTI: “HO IL TEATRO NEL CUORE”


BONIFATI F L Eich

Il lavoro di Eich, di Federeico Leone Bonfanti, “Ho il teatro nel cuore”, pubblicato dal Rotary Club di Lodi a cura di Giacomo Camuri e di Monica Vitali, è la prova di quanto inadeguate siano le etichette che spesso usiamo per interpretare l’handicap (e altre diverse disabilità). Aiuta a farci capire come la riabilitazione non può essere una procedura burocratica e come la base comunitaria sia utile a trovare percorsi che si rivelano in grado di incoraggiare a migliorare l’autonomia di queste persone, permettendo loro di vivere secondo proprie scelte, desideri, valori, a migliorare la propria condizione nei rapporti con sé e cogli “altri”. E come l’integrazione sia un processo di equilibrio, al quale non possono che partecipare diverse identità, attraverso la collaborazione e il coordinamento.

“Ho il teatro nel cuore”, non è uno dei tanti studi o testi che insegnano metodologie o regole per superare solitudini e situazioni di fragilità. Di questi ne son piene le librerie specialistiche. Il libro – curatissimo, illustrato con immagini di Giacomo Camuri e di Mimmo Scarmozzino -, antologizza una serie di frammenti di scrittura, piccole tessere di un mosaico attorno all’esperienza di Federico Bonifati, un giovane disabile che grazie alle premure di una maestra e alla intelligenza di un uomo di teatro è arrivato a collegare la mano ai pensieri e i pensieri a un filo d’inchiostro e trovato poi nel teatro voce, gioia ed emozione.

Si tratta di scritti che hanno preso forma dopo che una mano destra adulta guidando la sua piccola mano sinistra gli ha

Con F. L. Bonfanti hanno partecièato ai laboratori teatrali gli studenti del Maffeo Vegio,, i giovani dei gruppi Fili Sospesi, gli  ospiti de Il Girasole. Regia di Claudio Raimondo.

Con F. L. Bonfanti hanno partecièato ai laboratori teatrali gli studenti del Maffeo Vegio,, i giovani dei gruppi Fili Sospesi, gli ospiti de Il Girasole. Regia di Claudio Raimondo.

insegnato a far scorrere la biro e a collegarla ai pensieri. Perché la scrittura insegna a dare corpo ai pensieri, a trovare le parole per dire le cose che interessano, aiuta a far entrare nel mondo della compiutezza. Il teatro ha fatto il resto, gli ha dato un ruolo, lo ha aiutato a dare voce ai sentimenti e a restituirli con poetiche visioni. Gli ha dato la gioia di dire dal palco che “lui era vivo e, a dispetto del corpo, sapeva anche parlare”.

Il libro, voluto da Antonio Mazza, presidente del Rotary di Lodi, impegnatissimo nel dare concreta attuazione al motto del sodalizio – “Service abore self”, servizi al di sopra di ogni interesse personale – fa scoprire, attraverso la scrittura di Eich, quel che macina a una persona che non ha possibilità d’ascolto. Ho il teatro nel cuore, sono testi brevi, lucidi caricati di vibrazioni, sogni, visioni, poesia Descrivono una esperienza di esercizio e di presa consapevolezza, che ha catturato il pubblico in una serata d’estate in piazza del Duomo.

La fantasia è una facoltà che tutti possediamo, seppure in misura diversa e stimoli diversi. E’ la nostra alleata dall’infanzia. Aiuta a sopportare la realtà. In Eich ha trovato modo di dirci che c’è, è una molla, ha mille sfumature. Bravo Leone che l’hai tirata fuori.

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