ADRIANO ROSSONI, Mythica monstra et vanaes spes


TRE GRANDI PANNELLInel-segno-di-adriano-rossoni-L-3rXq0V
ALLEGORICO-MITOLOGICI
ALL’ASL DI LODI
DIALOGANO A DISTANZA
CON QUELLI ALL’ASL DI BERGAMO

 

L’atto creativo per poter essere considerato riuscito deve possedere la potenza espressiva necessaria. Spacciare per creatività ciò che è genericamente espressività o virtuosismo, è un equivoco, una mistificazione alla quale Adriano Rossoni, dimostra sempre di volersi sottrarre.
La sua funzione di artista è sempre apparsa come una funzione attuativa del principio individuativo: che sa coniugare i processi dell’inconscio e della poesia con quelli della razionalità e della coscienza, da alimentare con la ricchezza del proprio pensiero e della visione la riflessione attorno alla realtà attuale in modo nuovo e diverso. All’occorrenza in modo provocatorio e controcorrente. Come, appunto, in “Mythica monstra et vanaes spes”, in cui fa incontrare immagini del leggenda mitologica mediterranea con quelle – meno letterarie e più realiste – di una possibile mitologia futura. Lo fa presentando tre pannelli che fan parte di un progetto avviato per l’Asl di Bergamo, al quale partecipano e si riappportano con inconsueto impulso significativo gli episodi espostI al Calicantus Social Art nella hall del Ospedale Maggiore di Lodi. Tre lavori di forte suggestione pittorica, etica e letteraria che fanno emergere lo spessore maestro di questo artista.
ROSSONI Scan_Pic0210Nel mare delle seducenti sirene incantatrici incontrate da Ulisse, dove molti muoiono alla ricerca di Itaca, egli colloca le sofferenze dei corpi e delle menti dei migranti-figli, creando con anticipo quella che si può immaginare una possibile “mitologia futura”. E lo fa coinvolgendo come modelli in una collocazione psicodinamica michelangiolesca, i propri figli.
I disegni presentati in Largo Donatori di Sangue, che hanno il loro core narrativo in quelli presentati all’Asl di Bergamo, iscrivono l’anelito degli uomini alla libertà e a condizioni di vivibilità in una mitologia di disperazione e dolore; in quello che l’artista ha chiamato, nel suo intervento di presentazione dell’opera, “un viaggio disperato alla ricerca della propria Itaca”.
I corpi degli uomini, soprattutto di giovani disperati che affondano nei fondali mediterranei, interrompendo il loro viaggio di speranza, sono il dato centrale di una pittura che trova fili di congiunzione attraverso la descrizione del mondo mitologico di Omero.
Superbamente, Rossoni fa (ri)contattare agli occhi e alle orecchie dei visitatori le grida e le emozioni di tanti disperati in fuga dalle guerre, dalla fame e dalle carestie e attratti dalle sirene del mondo capitalistico e consumista. Il Mediterraneo è immaginato come un grande acquario, dove le ampie e drammatiche figurazioni dei corpi annegati liberano le potenzialità del linguaggio e fanno entrare in relazione vivente e sensibile con ciò che ci circonda.
Se nella sua essenza fernomenologica, corpo fa rima col gioco, col piacere ed è da porre accanto ad altri fenomeni della vita, le figurazioni di Rossoni, che non a caso ha scelto per modelli i propri figli (“Come ci comporteremmo noi se quei corpi fossero quelli dei nostri figli”, ha chiesto provocatoriamente l’artista rivolgendosi al pubblico), alimentano il significato non solo di una grande allegoria (pittorica) ma a riconoscere quel che c’è dietro alla parabola e ai simboli: la disperazione e il dolore, che conducono il pubblico a una conversione dell’attenzione, a rompere alcuni schemi per una visione sempre più cognitivizzante.
Quella di Rossoni non è insomma solo una pura “lezione” di pittura e di maestria pittorica..

 

 

Mythica monstra et vanaes spes – Adriano Rossoni, Hall dell’Ospedale Maggiore di Lodi, Largo Donatori di Sangue – Fino al 9 febbraio 2015.

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