ANDREA MAIETTI, CONFIDENZE SUL FAR DELLA SERA


MAIETTI FOTO“Mio padre assaggiò appena la minestra quella sera. Uscì a fumare la pipa sotto la pegola. «A cosa pensi pa’?». Lui pressò il tabacco nella pipa, mi guardò con la sorpresa della prima volta che suo figlio era lì a parlare con lui. «Pensavo che avresti fatto il dottore», disse. Non capiva perchè mai al mondo mi era venuta l’idea balzana di fare il professore”.
E’ una delle familiarità che Maietti ha voluto si imprimesse a chiosa della sua dolcissima e coinvolgente raccolta di “volti e momenti di vita”. Un libro che l’autore ha diviso in due tempi: dal 1952 al 1996, un’occhiata nostalgica sui giorni di scuola e dal 1997 al 2014, in cui coi ricordi dei tempi, luoghi e personaggi ritornano quelli di e letterati e di artisti (Ada Negri, Giovanni Testori, Cesare Zavattini, Gianni Brera, Piero Mazzarella, don Milani e tanti nomi di altri preti,, Vittorio G. Rossi, Vivian Lamarque…)
MAIETTI Scan_Pic0200Quello di Maietti (editore PMP, stampa Sollecitudo Arti Grafiche, €10) è un gustosissimo monologo pieno di saggezze. Epperò leggero, ricco di cosparsa malinconia ma anche di una buona dose di ironia. Tanti flashback di “confidenze vespertine”.
E’ un raccontare sostenuto dai ricordi, consegnati con trasbordi collaudati. Crepuscolare, senza animazione geriatrica. Brillante, di puntillinismi minimalisti. Da poeta. Di uno che dimostra di saper usare gli archetipi narrativi. Che sa incrociare una adeguata struttura del sentimento con il territorio. Affidandosi all’ordinario, che è cosa difficile da raccontare rispetto allo straordinario. Raggiungendo una sapiente contaminazione di lessico e di richiamo, con efficace mediazione interpretativa.
E’ un libretto che si legge d’un fiato, senza staccarsi mai dalle pagine. Un autentico crogiolo di stimoli riforniti di aneddoti, tentati da qualche attacco tenerello. Lo regge un tessuto verbale dialettale, dove la tecnica compositiva ha presupposti nella visione del mondo.
Docente in Letteratura inglese, laureato pure in Lettere italiane moderne (per dare – si dice – onorabilità di tesi universitaria a Gianni Brera), Maietti conferma d’ essere uno scrittore fertilissimo, di esperienza narrativa lunga almeno trentacinque forse quarant’anni. Vale la pena ricordarla sia pure per citazioni di titoli: Gianni Brera “Ludesan”, Le scumagne, Osteria della Dossenina, Il secolo del Guerriero, Storie di Lombardia tra memorie eANDREA MAIETTI  RIDOTTA Scan_Pic0205 speranza, Vi conterò di Mariellina, Eskimo blu, Lodi, immagini di una provincia antica, Le stagioni ferite, Ritorno a Lodi, Diario della luna antica, senza stare a riportare i libri che lo hanno assimilato a figure di sportivi: Facchetti, Rivera, Coppi, Bugno, Pantani, Luisito. La gran parte scritti per l’editore toscano Enrico Mattesini.
Superati gli aspetti iconici e i parallelismi di suoni e schemi “breriani”, Maietti, che ha comunque appreso (a scuola), “Shakespeare, Leopardi, Manzoni, Eliot, Montale, Hemingway” – maestri da lui citati con Brera -, ha saputo trovare un suo stile nominale ritmico, assai diverso dai racconti svagatamente “burocratici”in circolazione oggi. ”Adesso vanno di moda i corsi di scrittura”, annota nel suo libro-notes. ”Chi si iscrive qualcosa imparerà di sicuro. Rischierà però di perdere il lampo della creatività”. Giocoso e polifonico, lui mostra altro. Agli accostamenti di tecnica e tonalità con narratori italiani e americani, mostra di far prevalere sempre la linearità, una leggerezza di struttura sintattica, dove la forma tradizionale corrisponde all’impegno stilistico. Nel contesto letterario di base le atmosfere lodigiane trasfondono in brillanti adattamenti il linguaggio, tra l’umoristico e il giocoso. L’affabulazione è singolare, tesa a ricordare e ad evocare con linguaggio esatto e ritmo giusto situazioni divertenti, dove la partecipazione umana non scade mai nel sentimentalismo.
Nel baule pieno di contemporanei, Maietti è autore che si distingue per le eccezionali qualità affabulatorie con cui accompagna la vivace passione esistenziale e un consistete legame alle radici alla filosofia della gente di campagna che fa vedere le cose al presente con spirito ironico ed autoironico.
Ore di scuola. Confidenze sul far della sera è un sano antidoto contro la cultura del rumore, dello shock, della spettacolarità narcisistica. Riassumere è il mattone fondamentale della sua scrittura. In pochi capoversi (generalmente un paio), un elemento chiave per raccontate storie di scuola, di insegnanti e di alunni; storie di paese, di luoghi, di osteria e di amici; di sentimenti, di rapporti e di stagioni, senza scordarsi mai di fare conti con i suoi maestri di scrittura e di vita: Gozzano, Mazzolari, Santucci, Carducci, Auden, Shakespeare…
“Uomo di un a volta”, con l’immaginazione libera, affida a piccoli “momenti” quotidiani la ricerca del senso autentico della vita che sfugge.

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