UN VOLUME SU DINO FORMAGGIO FILOSOFO ARTISTA


FORMAGGIO DinoScan_Pic0204 “L’Arte, il senso di una vita”, (Edizioni Antiga, Crocetta del Montello, 2014, €19) dedicato a Dino Formaggio artista è un’opera che aiuta, senza dichiararlo, ad estendere il quadro degli approfondimenti teoretici del discorso estetico-filosofico del pensatore di scuola banfiana, integrandoli con riscontri e verifiche provenienti dalla sua produzione artistica. Disegni, acquerelli, oli e sculture messi da poco in assetto e ordinati dal Museo di Teolo (Pd) con un allestimento in grado di schiudere lo sguardo sul profilo della sua personalità, superano le semplici emozioni date dal visibile per indagare e collegare i piani esistenziale, sociologico e di cultura. A cura di Sergio Giovato e del Museo di Arte Contemporanea Dino Formaggio di Teolo “L’Arte, il senso di una vita”  non è il solito comune catalogo, le oltre 110 pagine e la sessantina di schede dei lavori che le illustrano, lo configurano come un prezioso ed elegante volume biografico, che traccia  la vita e l’opera del filosofo artista attraverso un breve saggio di Gabriele Scaramuzza, docente di estetica del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Milano e gli interventi di Stefano Annibaletto, curatore dell’esposizione museale, Sergio Giorato, docente di filosofia al “Fermi” di Padova e giá Conservatore del Museo “di Teolo , nonché i contributi del figlio Daniele Formaggio e della moglie Adriana Zani

DINO FORMAGGIO Al lavoro per completare Lo Scriba, scultura ispirata all'omonimo capolavoro dell'arte egizia al Museo del Louvre, Parigi, 1994

DINO FORMAGGIO
Al lavoro per completare Lo Scriba, scultura ispirata all’omonimo capolavoro dell’arte egizia al Museo del Louvre, Parigi, 1994

Formaggio, autrice delle schede, che ne tratteggiano e ne rimandano ai valori, approfondendo la figura dell’artista e del filosofo (Scaramuzza), fornendo una rilettura personale e felice del suo don Chisciotte (Annibaletto), ricostruendone il percorso vitale dall’infanzia fino alla Resistenza (Giorato). Il volume – corredato da apparati e illustrato da una serie di fotografie scattate in prevalenza da Franco Pegoraro -, con la sua intensa compilazione, senza dissertazioni arbitrarie o mortificanti, intercetta l’amore per l’arte, la vitalità del pensatore e dello scrittore, l’originalità dell’artista, la moralità del critico, e soprattutto gli affascinanti percorsi di vita e quelli intorno alle forme, alle ricerche e all’esperienza artistica contemporanea, alle fondamentali distinzioni tra l’estetico e l’artistico, dell’insegnamento.
Preliminare il senso che Formaggio attribuiva a forma: formare giovani teste, formate vite, formare legno gessi,pietre…far nascere figure da tele e colori e cose usate. Forse non è neppure il caso di dire che il filosofo Formaggio ha amato tanto l’arte. Lo si coglie perfettamente dai suoi testi maggiori:Fenomenologia della tecnica artistica, l’Idea di artisticità, Riflessioni strada facendo, Arte ed anche dai suoi scritti su “Kamen’” dove alcuni testi scelti da Amedeo Anelli hanno rilanciato i significati culturali e sociali del suo pensiero, rinverdendo in Italia e all’Estero alcune sue considerazione contro l’idealismo crociano, a sostegno dei momenti essenziali e pratici dell’esperienza artistica. Amare l’arte – lo ricorda Gabriele Scaramuzza – per Formaggio voleva dire una cosa sola: “fare arte”. L’arte era da lui intesa come lavoro, come tecnica, come materia, lontana da ogni “estetismo” e definita con molta prudenza “abbandono ricettivo”. Nato in una casa di ringhiera della grande Milano (1914), figlio di un salariato agricolo e di una mondina prima e portinaia poi, Formaggio è stato testimone e protagonista di due eventi: quello della prima guerra storica e quello della lotta alla miseri e all’ingiustizia sociale. Con grandi sacrifici dei suoi diventò maestro e nei primi anni trenta andò a Motta Visconti, dov’era anche Ada Negri e dove si respirava ancora il “sacrificio” dell’anarchico Sante Caserio.FORMAGGIO D Catalogo Scan_Pic0203 “L’Arte, il senso di una vita”, accompagna pertanto il lettore nel ricco percorso del filosofo-artista, dall’esordio teoretico al rapporto arte/tecnica e agli sviluppi successivi, dopo aver conosciuto Antonio Banfi (1934). Sarà questi a addestrarlo al ragionamento filosofico e a consigliargli il rovesciamento delle tesi crociane allora imperanti. Queste vedevano \nella tecnica e nei materiali solo aspetti esterni all’arte considerata un fatto “eminentemente spirituale”. L’esperienza giovanile in fabbrica come operaio meccanico, fornirà supporti concettuali importanti a Formaggio che entrerà in polemica contestando le semplificazioni crociane, che pure andavano per la maggiore tra gli artisti. Contro la regola del “soggettivismo” l’ancor giovane pensatore invocherà una visione più di “fiducia sociale”, e sosterrà l’importanza della “comunicazione dell’uomo con l’uomo e con le cose” Il lavoro, la guerra, l’antifascismo, la resistenza, l’incontro con la poetessa Antonia Pozzi forniranno altri spunti alla sua riflessione tra arte, lavoro e tecnica, alla ricerca di un metodo che lo porterà a connettere i materiali e gli stili, l’ispirazione e il lavoro, la naturalità e il valore. Anche attraverso l’esperienza. Come artista Formaggio prese l’avvio da un figurativo fatto di luoghi, natura e ritratti, in cui si evidenzia una sensibilità di mano e di sentimento. Mentre è a Padova, preside in una facoltà tumultuosa, che tuttavia non gli impedisce di proseguire nella sua riflessione estetologica, dedica tempo e attenzione alla scultura, recuperando materiali poveri e d’officina. Dalle iniziali figure simboliche, in cui prevalgono simbologie liberatorie a quelle totemiche e di dino_formaggiorichiamo allegorico-letterario, l’artista passa a quelle di matrice più fantastica e germanica (Odino), crea maniglie in ferro battuto, di racconto più coreografico (L’uccello di fuoco), quindi sviluppa figurazioni di rappresentazione metafisica, definita“scienza della realtà assoluta che prescinde dai dati dell’esperienza), fino agli emblematici Don Chisciotte, personaggio nei quale si riconosce (“per prepararsi ad affrontare quel che si chiama la lotta per l’ideale”). Formaggio approda infine, negli anni ’90, alla rappresentazione di totem, viandanti, imperatori, demoni, danzatori per concludere con i carri Ispirati alla mitologia greca. Sulla strada aperta dalla sua concezione dell’arte opera in sostanza un artista che traduce le osservazioni critiche in vigorose applicazioni, dove la congiunzione mano-mente-materia confi-gura e ricostruisce lo svolgimento della forma. “L’Arte, il senso di una vita”, è un ottimo lavoro che incoraggia ad entrare dentro al pensiero e alla produzione di Formaggio. Che aiuta a scoprire come dalle materie che sono servite (legni, ferri, lamiere, colori, materiali d’officina recuperati ecc.) c’è la forza per arrivare all’arte. Senza preconcetti, senza estetiche intellettua-listiche, ma anche senza idolatrie di artisti e l’enfasi retorica del consenso.

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2 thoughts on “UN VOLUME SU DINO FORMAGGIO FILOSOFO ARTISTA

  1. Silvio Vaccarini ha detto:

    Ringrazio tutto lo staff di questa rivista per i bei momenti che mi dona .A Voi tutti un Anno di soddisfazioni e gioie. Silvio Vaccarini

  2. Marisa Bellini ha detto:

    Grazie per questa bella rivista che mi arriva puntualmente e che leggo con vero piacere.L’auguro che Vi faccio è quello di continuare a scrivere con questo spirito sano e critico che aiuta a crescere…Buon Anno e ancora complimenti

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