Albe Steiner, l’esperienza, la creatività, la cultura, la didattica del grande grafico


Cinquant’anni di “DUE DIMENSIONI”

LA PRESENZA DI STEINER NEL MONDO DELLA PROGETTAZIONE GRAFICA DEL DEIGN E DELLA PRODUZIONE VISIVA

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Esattamente cinquant’anni fa, nel 1964, a Milano, a cura di M. Huber, L. Micheletto, L. Montaini, T. Neuburg, il lodigiano G. Signoroni e dell’allora direttore della Scuola del Libro dell’Umanitaria di Milano, Albe Steiner, compagno di “fede politica” del pittore borghettino Mario Ferrario, entrambi impegnati sul fronte sindacale in difesa del lavoro e dell’istruzione professionale nel pieno nascere in Italia di tipografie (esemplare il nome “Olivetti”, forse il simbolo più particolare della tipografia italiana), vedeva la luce Due dimensioni, in corrispondenza con il fiorire dei movimenti moderni, sia in architettura che in pittura, ecc., con esponenti come Persico, Nizzoli (in questi giorni in mostra a Cascina Roma a San Donato Milanese), la grafica acquista un altro valore. Diventa “moderna”.

ALBE STEINER Copertina di "Stile industria", in rosso, nero, giallo e grigio

ALBE STEINER
Copertina di “Stile industria”, in rosso, nero, giallo e grigio

Non so se nelle scuole di grafica si insegni oggi la storia della grafica di quegli anni, quando ancora si respirava un gran fermento di idee attorno all’impaginazione, alla fotografia, al rapporto tra grafica e design ecc. tra grafica e contenuto, o qualcosa di diverso, come le tecniche della comunicazione visiva. Ma Due dimensioni , malgrado siano trascorsi cinquant’anni, merita una rispolveratina.. Può aiutare a ricordare il suo maggiore artefice, Albe Steiner, un personaggio “mitico”, che ha rivoluzionato il mondo della progettazione grafica, del design e della produzione visiva, prima che entrassero in gioco le tecnologie e prendesse dominio la computer graphic. Di Steiner, lui vivo, hanno scritto in molti, anzi moltissimi: Dorfles, Gilardi, Borsa, Monicelli, Bocca, Fossati Zanotto, De Grada, Leydi, Micacchi, Seveso, Vigorelli, Villani, Vittorini, Fagiolo, che sarebbe impossibile aggiungervi qualcosa di nuovo. Ma chi ha avuto fortuna di incontrarlo come noi, non se la sente di rinunciare alle solite “due parole”, per averlo presente come innovatore e rinnovatore della scuola da lui diretta, e per l’impegno da lui dato al riconoscimento della grafica e del design sul piano tecnico, professionale e politico,

ALBE STEINER Copertina di "Interiors, New York, in rosso e nero

ALBE STEINER
Copertina di “Interiors, New York, in rosso e nero

per le sue ricerche e proposte, progettuali e grafiche in tutti i settori industriali, pubblicistici e di informazione. Nato cento anni fa, aveva 11 anni quando venne assassinato suo zio Giacomo Matteotti. E’morto nell’agosto 1974. Ha collaborato con Domus, Il Politecnico, Tempi moderni, Einaudi, Mursia, l’Illustrazione Scientifica, Turing, L’Italia, Bompiani, Manifesto, Feltrinelli, Teti, L’Erba Voglio, Utopia, Fotofilm. Qui mi fermo perché altrimenti ci vorrebbero colonne di giornale. Grande esperto di impaginazione, maestro di “contenuto” (conoscenza specifica dell’oggetto visualizzato) ridotto nei termini “del segno speciale”; aveva il culto dei caratteri da usare a seconda dei diversi contenuti. Fu un colto competente e profondo conoscitore delle “nuove forme” legate allo sviluppo industriale, dei movimenti artistici che influenzavano e ispiravano la grafica moderna, dei valori formali e della fotografia, uno studioso del linguaggio visivo, come dimostra Due dimensioni Ma fu anche un grande riformatore, o, come si diceva cinquant’anni fa, un rivoluzionario, da avere ribaltato attraverso la grafica una certa cultura lombarda, presente nei giornali stampati. Oggi come ieri c’è bisogno di metodo “rigoroso” per produrre buone cose e competere cogli altri; di grafici più qualificati, ma anche dotati di creatività, fantasia, estro artistico, non solo mestiere. Alligna un difetto, quello di non differenziare bene il contenuto dal prodotto e gli autori. La capacità tecnica ha certamente raggiunto un livello alto tra i nostri grafici. Due dimensioni insegnava però a difendersi anche dal formalismo e dall’estetismo, da quella che Steiner considerava la “finta grafica”.

 

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One thought on “Albe Steiner, l’esperienza, la creatività, la cultura, la didattica del grande grafico

  1. […] Forme 70 – periodico d’arti figurative e cultura varia – Albe Steiner […]

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