RICORDO DI MAURIZIO SIMONETTA (1891-1961)


simonetta MAURIZIO SSdgo2201L’ARTISTA DI PROVINCIA
CHE INCONTRAVA
I GIGANTI

 COME ORGANIZZATORE DI EVENTI DIEDE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE ALLA DIFFUSIONE DELL’ARTE MODERNISTA IN LOMBARDIA

La storia dell’arte moderna – potremmo anche dire del paesaggio moderno – è fatta di tante piccole storie personali di pittori dei quali si è perduta memoria o traccia, ma che hanno contribuito a dare fisionomia ai fenomeni artistici, non solo all’interno dei gruppi, delle correnti e dei movimenti che hanno animato con assortimento l’arte prima e dopo le due grandi guerre, e  contribuito a quelle aggregazioni nominali “trovate” da storici e critici d’arte: postimpressionismo, simbolismo, cubismo, futurismo, astrattismo, realismo lirico, realismo impegnato, metafisica, dada, surrealismo, fino alle più svariate etichette del contemporaneo attuale.
La storia dell’arte moderna si appoggia su una ricchissima documentazione da corrispondere nella maniera più formativa e problematica alle esigenze di approfondimento, nei maggiori casi sintetico, attraverso lo spulcio dei ruoli e delle funzioni avute da migliaia e migliaia di artisti raggiunti dal consenso e dal successo, ma anche “minori” o cosiddetti tali, che tuttavia sono intervenuti, nelle rispettive realtà, nell’organico complesso storico del proprio tempo con un contributo personale, in senso qualitativo e quantitativo, concorrendo alla diffusione e alle conoscenze del prodotto artistico.
Nell’indistinto coacervo dei fatti e delle opere che ci hanno accompagnati per oltre cento anni, sino all’indistinto attuale, è importante che si inizi a cercare e a discernere – in un certo senso a “ritrovare” – quelle personalità veramente attive e innovative, che nel loro ambito ambientale e nel loro tempo hanno partecipato ad ampliare gli spazi di conoscenza dell’arte, attraverso un’opera di guida e trascinamento oltre che di coagulo di posizioni formali ed espressive.
Nel nostro quotidiano rovistare tra le tante pagine dall’arte moderna lombarda, non è stato per noi difficile accertare una figura come quella di Maurizio Simonetta, individualità genuina e immediata anche nel carattere, le cui opere si trovano oggi collezionate a Legnano (Palazzo Malinverni), San Donato Milanese (Cascina Roma), Milano (Permanente e Castello Sforzesco), e da numerosi istituti bancari, un nome sfuggito alle tante “ricostruzioni” con cui l’arte lombarda si è trovata negli ultimi decenni a fare i conti, il più delle volte risultate più attente alle rivalutazioni suggerite da gallerie e mercanti che non da scelte di intrinseca qualità e contestualità culturale.
Raffinato, colto, a volte romantico in pittura da contraddire le asprezze del proprio carattere; appassionato del “mestiere” da incoraggiare uno dei figli, Marcello, allo studio e alla pratica della pittura; intelligente organizzatore di mostre di richiamo internazionale, Maurizio Simonetta è stato un vero figlio di quella “cultura di provincia” che nei suoi strati più intelligentemente aperti sul mondo, ha saputo in modo profondo e sottilmente radicato esprimere con efficacia la poesia assorta della natura nell’arte e accoglierne con ampiezza di articolazione l’eredità, mentre in molti la stavano non solo abbandonando ma offendendo.
Nella pittura lombarda compresa tra la prima decade del secolo scorso e quella successiva agli anni Cinquanta, Simonetta incarna una concezione della attività di pittore che è una concezione di vita, quella di una società e di una pittura traenti. Diversamente non avrebbero potuto riconoscersi e scrivere o dire di lui i maggiori critici, letterati e poeti, pittori e galleristi del suo tempo: Leonardo Borgese, Raffaele ju. De Grada, Gillo Dorfles, Guido Piovene, Carlo Carrà, Edoardo Persico, Ivo Senesi, Giorgio Keisserlian, Elena Pontiggia, Leonardo Sinisgalli, Raffaele Giolli per citarne solo alcuni.
Amico di Angelo Del Bon, ma anche di Attanasio Soldati e di tanti altri, il suo nome e la sua attività pittorica sono apparsi a lungo nelle cronache d’arte delle maggiori testate italiane ed estere: “L’Illustrazione Italiana”, “Il Sole”, “Il Corriere della Sera”, “Italia”, “Milano sera”, “La Notte”, “Il Corriere Lombardo”, “L’Avanti”, “Il Popolo”, “Il Giornale dell’Arte”, “Il Gazzettino”, “Il Giornale d’Italia”, “La Sicilia”, “Alto Adige e molte altre.
Già queste poche sintetiche note biografiche ci danno con intensità l’immagine alta del ruolo da lui avuto nel mondo dell’arte e della cultura di quegli anni, offrendo lo specchio emozionante di un artista le cui qualità hanno trovato consacrazione in due Biennali d’Arte di Venezia (1926 e 1942), alle Biennali di Brera, al Premio Bergamo, al Salone degli Indipendenti a Parigi, e in mostre alla Permanente, al Milione, alla Galleria Pesaro eccetera. Dove hanno dovunque colpito con opere di acuta sensibilità pittorica e lirica, di altezza di canto e pregnanza di significati. Una produzioni di raffinato rigore, disinvolta spigliatezza, dove nella realtà naturale e delle cose sembra affiorare un “qualcosa”, un “sentore” di quel processo di trasformazione che sul finire degli anni Cinquanta sarebbe scoppiato a livello generale in forme aperte e lancinanti, creando il terreno minato sul quale avrebbe poi preso il via lo sviluppo dell’arte contemporanea.
Morto 53 anni fa nel 1961, nelle opere figurative di Maurizio Simonetta si avverte un certo distaccarsi dai romanticismi allora ancora in voga nella pittura del “ritorno all’ordine” dopo le fughe del novecentismo, e, sottotraccia il vibrare di una poesia moderna che guadagna consenso con Jacques Prevért ed entusiasmo con Antoine de Saint Exupéry. Per una quindicina d’anni, dal 1947 alla fine, Simonetta si affermò in Lombardia come grande animatore e organizzatore di mostre, premi, iniziative culturali a pieno campo. Fu tra l’altro fondatore della Associazione Artisti Legnanesi, portata in breve tempo al livello operativo delle maggiori Permanenti italiane.

 

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