CARLO FAYER A TRE ANNI DALLA MORTE


CARLO FAYER "Autoritratto"

CARLO FAYER
“Autoritratto”

Tre anni fa, di questi tempi, a Riultélina Grasa, a Ripalta Cremasca -, a meno di una quindicina di chilometri da Lodi e cinque da Crema -, all’età di ottantotto anni, moriva Carlo Fayer. Il Rotary di Crema gli ha dedicato un concorso di pittura, che andrà in mostra tra aprile e maggio prossimi. Avevamo conosciuto Fayer nella seconda metà degli anni Cinquanta, al “tavolo” dei “pittori del Novecento”, in una trattoria milanese. C’erano anche Boriani, Martini e un anziano pittore, crediamo certo Garosio, che lo chiamava “maestro”. Fayer si scherniva, e lui rivelò quel che nessuno sino a quel momento sapeva (o ricordava): che Fayer, in uno dei suoi soggiorni in America si era dedicato anche all’insegnamento. E’ stato un pittore conosciuto, in particolare per la sua produzione di arte sacra: le “storie evangeliche” alla Collegiata di Offanengo, la “via Crucis” al Convento delle Canossiane, la vetrata sulle “Nozze di Canaa” all’Università Lateralense, e per la serie di vetrate, affreschi, bassorilievi, ceramiche sparsi d’ovunque (Pizzighettone, Montodine, Moscazzano, Crema, Cremona, San Colombano, Crotta d’Adda,

Carlo Fayer e Teodoro Cotugno in Bretagna nel 1995

Carlo Fayer e Teodoro Cotugno in Bretagna nel 1995

eccetera). L’anno scorso, a Casalpusterlengo, i suoi estimatori gli dedicarono una mostra-ricordo. Noto per i paesaggi del Po e dell’Adda, per l’ attenzione dedicata al paesaggio naturalista cremonese e lodigiano , Fayer è stato un protagonista dei diversi momenti dell’arte lombarda a partire dagli anni Quaranta, grazie a una poetica costantemente rinverdita di pensiero e poesia e ricca di tappe creative – dalla contemplazione cromatica, alla materia, dal monocromatismo al realismo, dai motivi esistenziali, allo sperimentalismo. In tutte, c’è un silenzio plastico e comunicativo. Ch’egli trasferì anche nelle terrecotte e ceramiche ibis. Amico stretto di Teodoro Cotugno, amava leggere e viaggiare. Con lui Cotugno è stato in Bretagna, in Normandia nei Paesi

CARLO FAYER Immagini della Bretagna

CARLO FAYER
Immagini della Bretagna

Bassi, nel Sud Italia. Dovunque poteva raccoglieva sensazioni e poesia. Ricercava memorie giovanili, rinverdite con sensazioni e visioni nuove, come quelle trasferite negli “argini del Po”: un momento aggregante di grazia naturale tra semplificazioni, ramificazioni e cromatismi. Di natura riflessiva e propensa a darsi limiti, sapeva entrare nella libera accademia. Con Cotugno ha realizzato la pubblicazione “Route des peintres”. La sua produzione è stata un esercizio continuo di chiarificazione. Ha rasentato momenti astratti e informali, in cui gesto e segno e la stessa mano entravano nella materia. Negli anni ’70 si allontanò da certe sperimentazioni collegate a un drappello milanese “fuori dalla dittatura dei mercanti”. Negli ’80, sorprese con la poetica del “muro”, inteso come texture surreale dove la figura umana vi si intrecciava e lo rendeva vivo. Nell’ultimo decennio del secolo,“à rebours”, diede vita a un ciclo incentrato nella storia personale, che è anche una storia dei segni e di alfabeti.

 

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