SIRIO VANELLI,”RICORDI” DALL’AUSTRALIA AL VIETNAM


SIRIO VANELLI

SIRIO VANELLI

“Ogni tanto fa ancora bene stampare le foto”, dice Sirio Vanelli, venticinquenne fotografo e videomaker lodigiano. Ne da una dimostrazione affidandola a una decina di stampe che presenta al Caffé Letterario (via Fanfulla) a cura de “L’Imbuto”. La mostra ha acceso tra gli “intenditori” di casa scambi di idee più o meno oziose sul linguaggio dell’autore. Forse, sarebbe bastato una cliccata sul sito di Vanelli (siriovanelli.tumbler.com), per persuadersi dell’inopportunità di certe accidiose considerazioni affidate ai particolari, al sovraesposto e al sottoesposto.
Quella del lodigiano è la terza mostra del trittico “In Situ/Ambienti di reazione”, curato da L’Imbuto, dopo quelle di Claudio Gasparotto e di Marine Bardin. Si compendia in una decina di immagini con cui Vanelli fa sintesi di un anno e mezzo “giocato” tra lavoro, turismo, ricerca e una convalescenza. Laureato in Media Design e Arti Multimediali alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano Vanelli presenta un gruppo di “frammenti” (di umanità, territori, natura ecc.) colti tra l’Australia e l’Asia. L’autore li chiama “ricordi”. Come tutti i ricordi non possono che essere in b/n. Costruiscono la memoria, quella sfera per cui si riconoscono azioni, vissuti, pensieri, immagini e sentimenti. I ricordi hanno però anche una loro labilità. A volte si annebbiano, nascondono la realtà delle forme e lasciano ad esse quella dell’apparenza e del poetare. Le fotografie presentate da Vanelli hanno la specificità di essere “sbagliate”. Registrano appunto in sottoesposizione. Non a caso. La scelta serve a cogliere lo stato di apparenza e di incertezza del ricordo vissuto in giro tra l’Australia e il Sud Est Asiatico, visitando Singapore, la Cambogia e il Vietnam. Il “grigiore” strappa dal congegno delle forme definite e introduce in quello delle forme mutevoli, degli attimi. E’ un modo “tecnico” per cogliere nelle apparenze non l’inganno ma una profusione espressiva.
Le immagini intricano, comunicano, trasmettono una visione delle cose, trasferiscono nel visitatore una sensibilità, Dal che balza evidente che la “sottoesposizione” è una scelta ricercata. Tenuta sotto controllo per strappare particolari effetti.

 “SE STAVAMO BENE STAVAMO FERMI” – foto di Sirio Vanelli – Lodi- Caffè Letterario, via Fanfulla – fino al 10 dicembre.

 

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