TEODORO COTUGNO, cultura e sensibilità alla Banca Sella


COTUGNO Teodoro Scan_Pic0185Introdotto da due “messaggi” o “note” che dir si voglia, di due  celebrati artisti, Trento Longaretti e Renzo Biasion – due maestri italiani, verrebbe da aggiungere, se il titolo non fosse tanto abusato dai numerosi farfaglioni perno e modello di quell’arte senz’arte che esprime il mutamento storico –, Teodoro Cotugno presenta da lunedì 24 alla Banca Sella (via Vincenzo Monti, 33, Milano) un insieme di acqueforti e acquerelli, di forma “narrativa” rigorosa, da suscitare nel visitatore uno stato di equilibrio immateriale, ben distante dalle presunte “scosse” che tante invenzioni stilistiche (di nuova maniera) mettono oggi in campo con artificio.

La mostra di Cotugno al Gruppo privato Sella, fondato nel 1866, aiuta a ricordare non tanto Quintino Sella sulle cui tracce la banca fu fondata, ma, – e qui tiriamo in gioco Montale – la constatazione che nella “capitale dell’immagine” come si definisce Milano sicura del suo “vitalismo visivo”, “lo sguardo” raramente arriva a cogliere quello che una volta, assennatamente si amava, e si scriveva nelle cronache d’arte: la capacità di “far toccare cogli occhi” l’emozione della natura. Che è proprio quanto di cui da prova Cotugno con una produzione di arte degna, che è un vero “ritorno all’umano”, per dirla con Ugo Ojetti buon’anima, la cui prosa augusta e solenne non nuoceva mai alla schiettezza delle osservazioni. Le qualità di Cotugno sonoCOTUGNO Teo 2 Scan_Pic0185 confermate negli interventi di Longaretti e Biasion che su esse allargano lo sguardo, non solo il giudizio (positivo). E riconoscono, il primo, che “gli artisti nati in Lombardia come Cotugno e nella “Bassa” come lo scrivente sanno indistintamente e senza supporti letterari quanta dolce bellezza si celi…” nel suo paesaggio; e, il secondo, che da buon toscano coglie nel carattere solitario dell’artista lodigiano quello “di due incisori che hanno contribuito, soprattutto moralmente, alla sua formazione artistica”: Giorgio Morandi e Luigi Bartolini, per cui la sua visione è quella del “solitario attento e paziente”, la cui opera “non si sfalda nella luce e insiste invece, puntigliosamente, sulla definizione oggettiva dell’immagine”. La mostra alla Banca Sella offre dunque una piccola ricognizione della esperienza

TEODORO COTUGNO

TEODORO COTUGNO

di questo artista, uno dei pochi che quando affronta il paesaggio e la natura ha ancora il sentimento del “sacro”. Lavoratore fecondo e senza affanni, nel piccolo saggio esposto in via Monti tiene insieme immagini diverse, da “San Lorenzo sotto la neve”, alla “Abbazia di Chiaravalle” agli intercalari rappresentati da cascinali, dossi e piane nella neve, fogli ricchi tutti di abbandoni e silenzi. “Carte” tirate al torchio o dipinte con colori ad acqua con grande scrupolo e perizia quasi reliquiaria, che esibiscono poesia anche qualità di segno e nella disciplina del colore, sia come volontà che come convinzione. Insistendo su una natura madre che non stimola la fuga verso sconfinamenti concettualisti o di rottura, ma da corpo e filosofia a una pittura ancora capace di risucchiare lo spettatore in “profondità”.

La mostra prosegue ( dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,30 alle 13,30 e dalle 14,45 alle 15,45) fino al prossimo 23 gennaio 2015.

 

 

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