ALBERTO PRINA, CRONACHE DAL LODIGIANO DI CONFINE


ALBERTO PRINA

ALBERTO PRINA

Alberto Prina è conosciuto, da sempre, come fotografo. Niente di strano, non è il solo, non sarà l’ultimo. “Con la fotografia in testa”, dice lui, si era appassionato di filosofia ma si è poi laureato in fisica, ha fondato il Gruppo Fotografico Progetto Immagine e cinque anni fa ha messo in piedi il Festival della Fotografia Etica. Oggi fa il professionista. Il reporter, il fotogiornalista. E’ esperto in comunicazione fotografica e multimediale. Organizza corsi e workshop sulla fotografia. Insegna tecniche digitali, come aggiustare la visuale, dotarsi di metodo, sviluppare concetti (fotografici). Affronta problemi concreti. Soprattutto educa a rispettare i canoni etici e deontologici.
La fotografia – sostiene Prina – è lo strumento ideale e moderno per dare a tutti la spinta a riflettere su quest’epoca contemporanea. In essa l’etica s’intreccia spesso con la deontologia, termine cosi complesso che non ha mai facili risposte  ma induce a pensare e genera spesso più domande che risposte.
Con il Festival della Fotografia Etica ha trasformato Lodi in un laboratorio di immagini, idee, dibattiti, approfondimenti, coinvolgendo autori di fama internazionale, valorizzando il ruolo del fotografo nella società dell’immagine. Affermando una “linea”: tenere insieme tematiche d’attualità e l’etica, la condizione tecnica e i momenti ideali, la documentazione e le scelte culturali, la semantica e la conoscenza.
Al Dalmazia, in viale Milano, Prina ha in corso ”Ludesan”, una mostra in cui si ritrovano momenti, caratteri, tipi, spazialità di una “lodigianità di confine”. Un esempio di fotografia ben fatta. In riva al Po. Un modo di prendere il reale nelle reti della conoscenza, di captare la realtà nell’obiettivo della macchina rimanendo fedele ad essa.
La raccolta si rivela poi ricca di connotazioni che la rendono espressione di sentimenti, ma anche di giudizi del suo autore. Che ne fa – altro aspetto – strumento di ricognizione e “avvicinamento”, scoprendo itinerari di cultura, di religiosità e di vita. Le immagini consegnano una vera riserva di segni, di valori, di vita e poesia lungo le anse del Po lodigiano. In Ludesan non c’è nulla di sensazionale , se non le idee e il grande equilibrio formale e psicologico che lega le immagini l’una all’altra. Convince e s’impone per senso storico, acutezza critica e compiutezza.

 

 

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