PIERO TERZINI, TRA L’ESPRIMERSI E L’ESSERE


Piero Terzini: il manifesto della mostra "Dirottamenti"

Piero Terzini: il manifesto della mostra
“Dirottamenti”

Una mostra, un libro, un sottofondo musicale , tutto intorno a Piero Terzini, artista impegnato a cogliere aspetti di “compresenza” tra la pittura, la parole e le note, ma prima ancora, per professione, a dare cornice a suggestioni emotive e psicologiche, quindi a rapporto interpersonali che non ai “linguaggi” delle arti.
A portare la sua figura di artista nuovamente sotto i riflettori dopo la mostra al Museo Archinti e quella dello scorso anno all’ex-chiesa dell’Angelo, è stato lo spazio espositivo Bipielle dove i visitatori hanno trovato una sessantina di lavori accompagnati da una trentina di liriche (più esattamente da “riflessioni”, o più propriamente ancora da “rifrazioni” , alcune definite in chiave lirica – la rifrazione è la deviazione subita da un’onda nel passaggio da un mezzo ad un altro). Nel percorso di Terzini e della sua avventura esistenziale e creativa trovano evidenza le atmosfere emotive che interagiscono sulle realtà sensibili, sentimentali, umane, a volte anche problematiche.
Al di là degli aspetti precisati dall’esposizione, di accordo tra soggetto e oggetto insito in ogni forma quando esiste e sussiste, sensibilmente, Terzini ha la prerogativa di aver riportato l’attenzione su un aspetto teoretico che l’assalto del contemporaneo ha tolto significato: il rapporto di osmosi o reciproca implicanza che può stabilirsi fra la pittura, la poesia e perfino la musica.
Lo stile non è tanto l’uomo – che ne sappiamo di lui? Anche se Terzini lo conosce attraverso la prassi psicoterapica. Tante volte la ricerca biografica ci prepara delle curiose sorprese! – quanto la sua intenzionalità e

PIERO TERZINI

PIERO TERZINI

il modo in cui porta l’espressione alla forma.
Come pittore Terzini ha un atteggiamento di appropriazione figurativa con valenze realiste e vagamente pop, Si avvicina a una figurazione “narrativa” che fa riferimento alla popular art, con una formula basilare chiara, dove l’effetto iconico è emblematico e non enigmatico, essenziale e non analitico. Come se l’artista lasciasse posto al medico e pulisse l’immagine da esuberanze sovrastrutturali, da eccessi di atmosfere e di emotività. Dando ai colori piatti di carattere pop, privati delle ombre, delle valenze ludiche e di termini di più libera pittoricità, da conferire dimensione a una rappresentazione agile, essenziale e sintetica.
Nel percorso, si possono cogliere espansioni sentimentali e una vitale tensione a valori di gerarchia tradizionale. Un modo di intendere il grado di importanza che l’artista affida all’identità. Probabilmente, un Celant collocherebbe Terzini tra i “terapeuti visuali”: uno che pone le manifestazioni razionali al pari delle inconsce quali veri motivi di un agire che esalta l’espressività e il giudizio soggettivo e crede nella spontaneità dell’esperienza individuale.
Dalla sua pittura giunge un segno di fiducia individuale, in parte affidato ai colori base, in parte alla scelta dei luoghi di ispirazione, in parte, soprattutto, alla fascinazione di immagini che si distinguono per la scelta di argomenti di esistenza, per il consenso e quindi per l’univocità dei sentimenti.

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