L’OPINIONE/LIBERARE LA LETTURA SOLO NELLE SCUOLE?


Aldo Caserini

Aldo Caserini

Leggere, immaginare, vedere”. “Leggere, scrivere, comunicare”. “Leggere, per cercare idee nuove”. “Leggere, un vizio per sostituirne altri”. “ Leggere fa vivere il libro”. Sono alcuni dei tanti slogan pubblicitari che accompagnano la tre giorni ministeriale per “risollevare le statistiche” della lettura (in calo dal 49 al 43% dal 2011 al 2013) attraverso una sorta di “maratona” nelle scuole.
Crisi economica generale, calo demografico, spostamento dei consumi e dei gusti giovanili verso forme narrative legate all’immagine, decadenza dell’industria letteraria, il 60% degli italiani che non legge libri… Viene d’emblé chiedersi se iniziative come quelle del 29, 30 e 31 ottobre nelle scuole italiane serviranno a risvegliare l’interesse dei giovani e delle loro famiglie a ritrovare affinità tra il lettore e il libro, magari anche creando una consapevolezza che la “crisi” del libro e non solo della lettura sia da prendere da tutt’altro verso.
“Libriamoci” – progetto varato dal Ministero della Cultura e della P.I. -, coinvolgerà cantautori, sportivi, attori e scrittori, sindaci. Così come annunciata non può che raccogliere approvazione, ma il plauso non libera dagli interrogativi. Sarà in grado di assumere una chiara definizione culturale e ideale?
“Liberare la lettura nelle scuole”, è il messaggio di “Libriamoci”. Segno che le istituzioni sono fiduciose che pubblicità e comunicazione mettano in moto un motore fermo da anni, chiamando in “officina” Anci, enti locali, associazioni, saloni, Fondazioni eccetera, affinché nel flusso si realizzi l’incontro con il soggetto (il libro), e si accenda l’interesse dei giovani per un attività che non richiede però solo volontà di leggere, ma consapevolezza.
C’è sempre qualche ragione supplementare però per domandarsi altro: può bastare la declamazione di qualche attore o di un prestapedatario per risvegliare l’attenzione dei giovani alla lettura? Eppoi, si troverà nella scuola attuale, qualcuno disponibile a seguire e ad aiutare i giovani nella “conversione” al libro ?
Certo, la scuola è il luogo più deputato per poter ritrovare il gusto per la lettura. Purché conclusa la maratona – realizzati in autonomia tutti gli audiolibri in progetto, esercitati in classe i vari percorsi, messa a prova la forma elastica, eccentrica nel segno anche dell’ humour, svelati ai giovani dimensioni e profondità sconosciute di qualche buon testo, come si nutrirà poi il “potenziale” lettore? Tornerà il professore ad essere distratto (o tutto impegnato sul programma), da non avere interesse a far capire il mondo ai sui studenti? A non segnalare alcun libro, a non leggerlo e commentare insieme loro come la lettura cambia il modo di vedere le cose?
Viviamo un’epoca dominata dai nuovi linguaggi mediatici digitali e di massa. Nel sistema culturale la lettura (ma anche la letteratura) è diventata periferica. Da questa ardua informazione si deve trovare il modo di uscire. L’individuo, giovane o vecchio, ha bisogno di ricordare e di riflettere. E’ evidente che la letteratura, il libro e la lettura hanno un compito: l’invito a non dimenticare se stessi, a indagare il rapporto con l’altro. Non possiamo esaurirci in quel che raccontano i melodrammi effimeri e i cliché in uno schermo televisivo.
In Italia si pubblica la stessa quantità di libri di altri paesi europei, ma da noi ci sono meno lettori. Siamo quasi al fondo della classifica. E’ una tendenza suicida. La nostra editoria invece di cercare la rotazione continua delle novità sui banconi delle librerie, dovrebbe di più puntare sulla qualità e sostenere i titoli che lo meritano. Già, la qualità. Chi la può promuovere la qualità? In parte la scuola, ma ce la può fare questa scuola? In parte il “sistema”… I giornali, la tv, i recensori non hanno effetto sui valori critici. Attirano l’attenzione momentanea sul libro, incitano all’acquisto. Sembra questo il loro unico scopo. La fretta di pubblicare genera un abbassamento della qualità. In Italia poi non esiste quasi più la critica. E quella delle riviste specialistiche arriva sempre molto tardi. Il nostro maggior semiologo, denunciava già anni fa che sui giornali i libri venivano recensiti dai rispettivi autori. Convertire i giovani alla lettura è ottima cosa, senz’altro da plaudire e sostenere. Ma ai deficit di sistema c’è qualcuno che ci pensa?

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