OMAGGIO A CAROLINA MARISA OCCARI (1926-2014)


 

CAROLINA MARISA OCCARI

CAROLINA MARISA OCCARI

Carolina MariSa Occari aveva iniziato a incidere ventiseienne nel 1952, ma quasi subito aveva interrotto per dedicarsi ai figli e alla famiglia. Una parentesi che durò trent’anni, fino agli anni Ottanta, quanto poteva bastare per dimenticare tutti o in parte gli insegnamenti ricevuti da Giuseppe Romagnoli, un innamorato degli artisti veneti del 18° secolo, all’Accademia di Bologna. Non solo non li dimenticò, ma li estese insieme a quelli appresi da Morandi, nelle sue composizioni, semplici, senza fronzoli, giocati su effetti chiaroscurali che ne evidenziano bene la capacità tecnica. Che si è potuta ammirare a Lodi in occasione della XII edizione di Carte d’Arte all’Angelo, dove l’artista è stata messa a confronto con un autore meticoloso, meditativo ed evocativo, Girolamo Tregambe, veneto come lei, nata a Stienta di Rovigo nel 1926, trasferita a Ferrara, lui di segno moderno, lei seicentesco, attenta a ostentare bravura con la punta e a trasmettere sensazioni di pace e dolcezza.
Artista particolarmente cara a Paolo Bellini, Carolina MariSa Occari ci ha lasciati nel maggio scorso all’età di 88 anni Opportunamente l’Associazione culturale Monsignor Quartieri gli dedica un “Omaggio” all’interno della XVI edizione di Carte d’Arte presentata da Patrizia Foglia, con l’esposizione di alcuni fogli che ne riassumono bene la personalità e le doti tecniche di acquafortista, nei fiori e nature morte disposte alla luce, nel paesaggio solita a cogliere sul posto le impressioni e le emozioni suscitate dai luoghi.
“Quando mi metto in mente di fare un’incisione – dichiarerà a Laura Gavioli, curatrice nel 2004 di un catalogo delle sue incisioni -, sono spinta ad andare fuori, è una necessità di andare nel paesaggio. La difficoltà di trovare il luogo è tormentosa: il punto di osservazione mi deve suggerire delle emozioni, mi deve parlare dentro”.
La citazione è apposita. Nella semplicità delle parole si ritrova la stessa semplicità e l’atteggiamento colloquiale che l’artista fa emerge nelle sue opere.
Nel corpo degli anni l’attività della Occari ha spaziato dal disegno alla calcografia, all’acquerello e al pastello, rimanendo fedele alla dimensione prima del fare arte, quella cioè che affida la struttura dell’operare all’emozione del “saper fare”, al segno e al disegno. Nella semplicità, c’è la poesia che la unifica al segno, alla regola, alla componente. Quello che la Occari offre è un affresco “filosofico”, senza naturalmente il linguaggio della filosofia. L’uomo, sembra volerci dire attraverso la grafica, è il proprio linguaggio, il linguaggio che sceltamente utilizza. La lucentezza e genuinità del suo pensiero è affidata al segno. Che non vuol dire ingenuo o semplice o leggero di spessore. Il gioco, gli effetti rivelano anzi sapienza, analisi, ricercatezza nella composizione. Il complesso della paesaggistica trasferisce sensazioni di serenità, di intensità poetica all’osservato. Il segno apparirà a qualcuno “antico”. Certamente raro oggi in cui si privilegia il disordine, la confusione, la gestualità. Mentre nella Occari primeggia sempre l’ordine, non c’è mai un gran divagare nei soggetti, c’è il richiamo alle poche che concentrano attenzione, poesia e vita.

Carte d’Arte all’Angelo – Omaggio a Carolina Marisa Occari (1926-2014) – Presentazione Patrizia Foglia – Ex chiesa dell’Angelo, via Fanfulla, 22 – Lodi – Inaugurazione sabato 27 settembre ore 17,30 – Aperta fino al 12 ottobre p.v. – Orari: da martedì a venerdì dalle 16 alle 19; sabato e festivi 10-12,30 e 16-19.

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