ROBERTO GRIGNANI, “APPUNTI URBANI”


“LA MACCHINA FOTOGRAFICA COME AMPLIAMENTO DELLA VISIONE

by Aldo Caserini

Una foto artistica di Roberto Grignani

Una foto artistica di Roberto Grignani

 Tutti i fotografi – professionisti o no, a ragione o no –aspirano al titolo di artisti. Né più né meno tutti i pittori – diplomati, esperti, dilettanti o hobbysti – puntano alla qualifica di autore. Domandarsi oggi se un fotografo sia veramente un artista può suonare oggi una preoccupazione insignificante. Primo perché Socrate, dopo aver scatenato una sorta di rivoluzione durata secoli attorno all’arte difficile di definire i concetti, sta in biblioteca dimenticato o quasi. Secondo perché con l’’invenzione, lo sviluppo, la diffusione della fotografia 175 anni fa, è stata fatta tabula rasa di tante definizioni. “Azzerata” dunque la filosofia, i discorsi sono stati invasi da altre problematiche. Prima di tutto una questione estetica: in che misura, entro quali limiti, per quali peculiarità la fotografia deve essere considerata una forma di espressione artistica? Soprattutto dopo che lo sviluppo tecnologico affidato a un piccolo strumento dimostra di poter sostituire in parte l’occhio, il tempo, l’invenzione, il gusto dell’uomo? La premessa è d’obbligo per introdurre un fotografo-artista: Roberto Grignani, pavese, cinquant’anni appena compiuti, residente a Villanterio, autore di una fotografia atteggiata a medium (poetico, creativo non accademico). Con lui, Gabriele Bizzoni, appassionato di arti figurali ha scelto “Appunti urbani”, per la riapertura della stagione espositiva del “Caffè Bizzò”, in via Cavour a Lodi.
Alle pareti sono una quindicina di lavori particolari, che sono un piccolo esempio di quanto l’essenza della fotografia, attraverso artifici possibili possa somigliare quanto meno è possibile alla fotografia.
I lavori di Grignani sono, come dice lui stesso “volutamente sfuocati mossi sottoposti o sovraesposti, lasciando solo un minimo di traccia leggibile”, con l’intento di ottenere una personale “visione di luoghi, situazioni, e persone”. Una dichiarazione che mette a fuoco con estrema sintesi la personalità di questo fotografo che ama definirsi “amatoriale”, ma che dimostra di essere ben lontano da quei fotografi meccanici, che si limitano a riprodurre semplicemente. Grignani, al contrario, percepisce qualità essenziali di forma e di assieme, interpreta l’atmosfera, agisce sulle masse chiare e scure di una scena o di un soggetto, secondo il suo gusto, il suo giudizio e il suo temperamento. Da creativo.
Un fotografo tradizionale direbbe subito che le immagini di Grignani difettose, dal momento ch’egli è abituato ad escludere artifici dai risultati (anche se poi è disposto a lasciare al proprio apparecchio altri trucchi possibili:il controluce, le deformazioni, le parziali velature ecc.). Diversamente Grignani, che vuol essere veramente autore della propria opera e lasciare una sua impronta personale.
Un conto sono gli errori tecnici – una fotografia sbagliata è una immagine imperfetta dell’oggetto -, un conto sono le “deformazioni volute”, che richiedono una certa tecnica, o esperienza, da cui dipende l’abilità intesa in funzione del linguaggio.
Il fotografo di Villanova sembra avere abbandonato il concetto di imitazione della realtà, di pura ripetizione, per realizzare invece un linguaggio – poetico, concettuale, ottico, inventivo – inteso a cogliere attraverso gli effetti di contrasto e di saturazione del b/n, una realtà che, senza tradire del tutto l’immagine naturale. Come un pittore che introduce in un quadro figurativo, luce, contrasti, “invenzioni”, masse di colore, per conferirgli una espressività diversa da quella naturale.
Il fotografo risulta così protagonista di una attività essenzialmente “poetica”. Non è più il semplice operatore che guarda nel mirino e che afferma la propria decisione facendo scattare l’ otturatore, determinando una serie di operazioni meccaniche e fisico-chimiche. E’ l’artista che “consapevolmente” sceglie di intervenire sull’immagine, influenzandola sulla struttura e sulla sostanza, non lasciando alla luce il compito di registrare. Ne detta anzi i tempi di esposizione (inferiori o superiori).
Queste distinzioni permettono di dire con maggior precisione in quale senso la fotografia di Roberto Grignani si avvicina al linguaggio creativo, e allontani dal naturalismo popolare – le belle immagini delle cose belle, per cui una foto riuscita è bella –, le sue immagini, per partecipare alla elaborazione di un linguaggio autonomo su cui imprimere il proprio marchio personale.

 

 

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One thought on “ROBERTO GRIGNANI, “APPUNTI URBANI”

  1. elishathebest ha detto:

    bellissimo articolo, in linea con ciò che provo da sempre ma di cui sto parlando soltanto “ora” attraverso il mio blog..

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