GIORGIO CASALI (1913-1995) UN GRANDE FOTOGRAFO


casali_iuav_03_465Di origine lodigiane,
ha connotato e veicolato
i più grandi architetti
e designer italiani

Giorgio Casali (1913-1995) è un lodigiano illustre (si può dire ?), uno dei tanti che ha raggiunto fama “fuori casa” ed è stato dimenticato dai concittadini. Vero che all’anagrafe di piazzale Broletto risulta esser stato residente a Lodi solo per i primi quindici anni (dalla nascita al 1928), ma altrettanto vero che è l’unico lodigiano scoperto da Piero Bottoni e divenuto collaboratore di Giò Ponti che, per oltre trent’anni, dal 1950 a metà degli anni Ottanta, ha avuto il ruolo di fotografo di Domus, dei maggiori architetti e designer italiani.
Orfano di Giuseppina Giulini e Oreste Casali a dieci anni, fu accolto prima in un istituto, dove vi rimase cinque anni, poi, a Milano, dallo zio Armando, che lo avviò al lavoro come apprendista. Allo studio Rambaldi. Vi rimase per una decina d’anni, mettendo a frutto apprendimento tecnico e doti naturali, rivelandosi ben presto un fotografo dotato di particolare facoltà di percezione e di abilità operativa. conferendo alla sua fotografia un carattere interpretativo e di arte creativa.
Lavorava con tecnica assolutamente personale, utilizzando una Reflex 6×6; dal negativo quadrato, in fase di stampa procedeva ad una ulteriore “reinquadratura” dell’oggetto enfatizzando quella parte dell’immagine che era funzionale all’idea e, soprattutto, alla rivista. Le sue foto sono perfette, architetture esse stesse. Il linguaggio fotografico esalta soprattutto i valori plastici e formali dell’architettura, dando alle opere un senso di astrazione e di atemporalità.
Nel 1938, entrò in società con Giovanni Muzzarelli, in un laboratorio di riproduzioni disegni in via dei Cappuccini 21 a Milano. Nel 1950, sciolta la

Casali Giorgio: Foto del grattacielo Pirelli

Casali Giorgio: Foto del grattacielo Pirelli

società, aprì, a suo nome, un nuovo studio negli stessi locali, poi trasferita in via Col di Rosso, dove verrà affiancato dal figlio Oreste. Casali è stato per Domus “il fotografo”, l’artista professionista che ha connotato e veicolato i più importanti architetti e designer italiani: Franco Albini, Gae Aulenti, Studio BBPR, Melchiorre Bega, Piero Bottoni, Joe Colombo, Vico Magistretti, Bruno Morassuti, Marcello Nizzoli, Alberto Rosselli, Ettore Sottsass, Vittoriano Viganò, Marco Zanuso, Giò Ponti,  Giancarlo De Carlo, Ignazio Gardella, Angelo Mangiarotti, Luciano Baldessari.
Ma a lui si affidarono anche le principali aziende di design: Cassina, Gavina, Knoll, Kartell e artisti quali Lucio Fontana, Melotti, Meloni .Tra i tanti servizi realizzati sono almeno da ricordare quelli su Lucio Fontana e Fausto Melotti, su Giò Ponti, il grattacielo Pirelli di Milano e la cattedrale di Taranto, la Torre Velasca dello studio BBPR, la chiesa dell’Autosole di Giovanni Michelucci, la tomba Brion al Monumentale di Carlo Scarpa, la Biennale di Architettura di Venezia e la Triennale di Milano
A Giorgio Casali è stata dedicata un anno fa una grande mostra. Non a Lodi, superfluo dirlo. Curata da Angelo Maggi e Italo Zannier in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia, l’Estorick Collection of Italian Modern Art di Londra e Domus è stata riproposta all’Estorick Collection of Italian Modern Art di Londra. Potrebbe essere richiesta dalla città di Lodi nel ventennale della sua morte. Poltroneria permettendo. naturalmente. Racconterebbe la spinta propulsiva

Una immagine di Giorgio Casali

Una immagine di Giorgio Casali

della fotografia d’architettura d’autore, gli oggetti e personaggi che hanno segnato la memoria collettiva di una generazione oltre che la vicinanza di Casali alla creatività e all’espressione artistica: nel ‘71 ricevette per questo il premio “A d’oro”. Le sue opere sono conservate all’Archivio progetti  dell’Università IUAV di Venezia.
Tra le esperienze professionali di questo fotografo non mancano naturalmente le mostre. Segnaliamo le principali: nel 1973 la mostra “1928/1973 Domus: 45 ans d’architecture, design, art” al Palais du Louvre a Parigi dove espose accanto a Aldo Ballo, Ugo Mulas, Charles Eames; nel 1978, “28/78 Architettura a Milano. Cinquant’anni di architettura in Italia dal 1928 a 1978”. Ritiratosi dalla professione nel 1980, fu presente a “Fotografia e immagine dell’architettura” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1982, a Villa Manin di Passariano, presentò un reportage fotografico su “L’architettura di D’Aronco a Istanbul”; nel 1984 espose allo “Studio Patellani” di Milano, nel 1985 fu presente alla Galleria Focus di Palermo.
Morì nel maggio 1995. Tra pochi mesi saranno venti anni della sua scomparsa. C’è tutto il tempo perché Lodi e il Lodigiano lo ricordino.

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