ANDREA CESARI, RIGOROSAMENTE CRITICO


UN’ARTE CHE PROVOCA ASSOCIAZIONI DI IDEE MULTIPLE

 

ANDREA CESARI: "Assemblati"

ANDREA CESARI: “Assemblati”

Andrea Cesari, classe 1950, codognese di nascita, oggi piacentino di residenza dove ha un proprio studio di graphic-designer in via Sant’Antonino 34, appartiene al nucleo di quegli artisti laudensi (Ugo Maffi, Franco De Bernardi, Luigi Bianchini, Paolo Marzagalli, Gabriella Podini, Maria Chicco, Fabio Scatoli, Giuliano Mauri, Mauro Staccioli, Vittorio Corsini, Paolo Tatavitto) che prima (e meglio) di altri hanno legato il proprio nome ad esperienze artistiche degli anni Settanta-Ottanta del XX secolo, contribuendo alla loro esplorazione e diffusione. In particolare, Cesari ha saputo indicare, attraverso scelte di linguaggio e di materiali una aderenza particolare alle esperienze dell’arte contemporanea, contribuendo alla rivalutazione del segno, della materia, della composizione, delle procedure tecniche e della percezione, proponendo sul territorio, dopo una prima fase dedicata al soggetto realistico, un genere di arte basato principalmente sulla esecuzione, sull’impiego di elementi materici naturali, senza tuttavia abbandonare la stesura e il “disegno”, la forma e il cromatismo. In altre parole dedicandosi all’uso di segni a volte astratti, a volte mossi da un “significato” concettuale, altre volte da interessi “applicati” (pensiamo alle stoffe, ai tessuti monocromatici e policromi) di riferimento industriale sia di carattere naturalistico che di carattere simbolico, col ricorso a foglie, semi, aghi, legni, sugheri eccetera.
A parte le prime esposizioni (figurativa la personale di esordio, esattamente quarant’anni fa a Bergamo, alla galleria “Il Capricorno”), dalla presenza al “Gelso” di Giovanni Bellinzoni (presentato da Amedeo Anelli), fino alle ultime esibizioni (Gong, Syrinx III, Semina Verbi, Orizzonti d’arte, Notte Blu, Ciò che unisce, Per cinque+1 ecc.) è possibile ritrovare e distinguere nella sua produzione filoni diversi, esperienze di arte progettuale, concettuale, oggettuale, minimale, concreta, materica, spaziale. Insomma, tutto quanto può essere classificato oggi come arte “attuale” o “attualista”, in cui si ritrovano e combinano il contingente e l’investigativo. Scelte che in Cesari trovano omogeneità di sviluppo e carattere nella mutevolezza del proprio linguaggio. E’ evidente che all’ artista non è mai piaciuta la ripetitività, ha sempre impostato la sua ricerca sul “nuovo” e su una sua interpretazione attendibile, senza preoccuparsi troppo delle parentele, vere o presunte. “Oggi – dichiara lui stesso – opere che sembrano diverse hanno in realtà molto in comune. In architettura o nell’arredo urbano, i progetti che prendono in considerazione lo spazio tridimensionale o bidimensionale dell’ambiente conciliano l’uso e la modulazione del colore con l’architettura, la materia e lo spazio”.

Nella foto: Amedeo Anelli,  il gallerista Giovanni Bellinzoni e Andrea CesaRI

Nella foto: Amedeo Anelli, il gallerista Giovanni Bellinzoni e Andrea CesaRI

Stoffe, carte, plastiche, foglie, semi, legni e altro materiale danno spessore al suo “fare” arte, ai modi costruttivisti e concretisti, senza che essa slitti nel campo di situazioni ambigue. Inserzioni, modulazioni, intersecazioni, insieme al segno e al colore trovano rispondenza in una razionalità, in architetture, in texture e anche in richiami allusivi e magici, mai freddi o spenti e altrettanto mai convulsi (espressionistici). La forma (variabilmente geometrica) è sempre una presenza problematica o come intenzionalità d’un divenire, di un nuovo diverso percorso.
Quella di Cesari è un’arte che provoca sempre associazione di idee multiple, di sensazioni visuali ora fuggitive ora pregnanti, di emozioni ora coscienti ora incoscienti. L’artista chiaramente lavora sulla percezione visiva di segno, materiale, composizione, colore; sulle modificazioni spaziali, sul rimando reciproco e dialettico degli elementi che reclamano sempre una buona partecipazione. A proposito delle “parentele” vale scomodare quel che diceva di sé un minimalista americano, Sol LeWitt: “La mia arte non è di invenzione. Sono influenzato da tutte le forme dell’arte che ammiro, assimilate dal mio processo mentale”. Ecco come originano e concentrano i richiami sottilmente mentali dell’arte di Andrea Cesari.

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