L’INCORONATA NELLA FOTOGRAFIA DI ANTONIO MAZZA


V

Antonio Francesco Mazza

Antonio Francesco Mazza

Tra i fatti rivoluzionari del progresso tecnologico emersi durante la vita di Enrico Scuri, il pittore bergamasco a cui si devono gli affreschi della cupola del Tempio civico dell’Incoronata di Lodi, che svolgono il tema dei santi lodigiani che assistono all’Incoronazione della Madonna – ebbe significato la rapida diffusione della fotografia.
Se lo Scuri, che andò poi a dirigere l’Accademia Carrara, si limitò ad accogliere la fotografia a fini sostanzialmente riproduttivi (in vecchiaia, per rinverdire la propria fama, spediva stampe di sue opere a colleghi delle maggiori accademie), la sua scuola contribuì alla storia espressiva del mezzo su un piano di qualità. Non pochi allievi, infatti, tradussero il bagaglio accademico in propedeutica alla “fotografia artistica”. Alcuni di loro attraversarono persino l’Atlantico e impiantarono gabinetto nelle grandi città d’America.
La fotografia è la “nuova tecnologia” che dall’epoca della sua invenzione ai nostri giorni ha modificato profondamente gli orizzonti della cultura visiva, innescando una pluralità di trasformazioni nel modo di produrre e riprodurre immagini, ma anche nel modo di vedere, percepire e interpretare da fornire importanti apporti in materia di restauro e di elaborazione storiografica e critica. Essa ha dato e sta dando “validissimo incomparabile aiuto” (Federico Zeri) “alla sistemazione filologica del patrimonio artistico del passato”. Quanto detto serve a dare luce alla fatica di Antonio Mazza, autore di libri di fotografia in grado di sondare in profondità e con sguardo innovativo e scientifico la pittura. Di opere che forniscono contributi alla stessa elaborazione analitica e storico-critica ne esistono ormai a migliaia. Ma quelli che per impianto metodologico e per scelte fotografiche possono considerarsi davvero “insoliti”, non sono tutti. Tra gli “insoliti” è senz’altro Il miracolo dell’Incoronata in cui gli scatti di Antonio Mazza fanno emergere, in primis, la condizione originale e coinvolgente dell’utilizzo del mezzo fotografico nel fermare e ampliare lo sguardo su centinaia di opere e particolari presenti nel Tempio concepito da Giovanni Battaggio a pianta ottagonale e perciò caricato di significati allegorici e di rimandi non comuni.
Nelle analisi di storia e di critica dell’arte si nascondono sempre incertezze. Così come all’occhio comune di un visitatore sfuggono spesso dettagli e particolari dal cui approfondimento maturano posizioni che possono mutare il significato e il contenuto,
I primi storici dell’arte e critici hanno dovuto combattere con termini come simbolo, icona, immagine, forma, struttura, colore, tono, segno, composizione eccetera; anche perché, come dice il filosofo Umberto Galimberti, “le parole sono nomadi” ed espongono all’insolito. Con la fotografia ci siamo disposti a rinunciare alle nostre radicate convinzioni affidate ai puri termini. La fotografia dell’arte non solo aiuta a dare ad essi il valore significante, ma lo ha esteso in tutto il mondo. Oggi la ricerca sull’arte si fa ormai analizzando le opere nel loro contenuto stilistico e tecnico. La fotografia permette quotidianamente non solo la catalogazione sistematica del patrimonio artistico che è nel mondo, ma di scoprire affinità e componenti culturali di artisti, linee di tendenza, rimandi a tradizioni ecc.
Da anni Mazza si dedica a censire con rigore scientifico ciò che in Lombardia e nel Lodigiano ha rilevanza storica, artistica, architettonica: Il Duomo, San Francesco, l’Incoronate, le rocche e i castelli, le cascine. Nelle sue opere ha sempre prestato attenzione a valorizzare la dimensione orizzontale, aiutando a vedere e a distinguere al loro interno, a coglierne particolari specifici, a scoprire l’inedito, senza proporre trattati ma immagini raccolte e ordinate con metodo.
La sua fotografia ha ormai un linguaggio che sembra non accettare più distinzioni fra arte e documento, memoria testimonianza e creatività, indagine ed esplorazione, prova e rivelazione. Si è aperta ai processi che interagiscono sull’espressività, sui segni iconici, indicali, simbolici, sui codici e le arbitrarietà, portando in evidenza spesso gli elementi generativi di tipo linguistico, in grado si spiegare la capacità dell’arte di produrre senso e di trasmettere significati.

 

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