NUOVE GENERAZIONI DI ARTISTI


Come i giovani affrontano la creatività?
Senza maestri, senza scouting, appassionati e sfrontati

ALFANO, Lodi, Murale

ALFANO, Lodi, Murale

Come i giovani artisti affrontano la contemporaneità? Come le nuove generazioni si collocano rispetto alla “tradizione”, alle avanguardie storiche e a quelle moderne e post-moderne?  Come propongono la quotidianità e il futuro?
Cosa fanno – senza che qualcuno valorizzi la loro creatività – per far venire a galla un “nuovo tipo di arte” da far lasciare alle spalle gli esercizi mentali e forzatamente immateriali che hanno contraddistinto le generazioni precedenti?
Il microcosmo degli juniores maggiori e minori che praticano un’arte diciamo“attualista” non si discosta, o non si discosta molto, da quello dei loro progenitori – artisti “maturi” che si sono fatti notare come fautori di stupori, rivisitazioni, esplorazione del “concetto”, della “cosa” e dell’oggetto. In comune hanno elementi “eucaristici”: la propensione al decorativo, al parodistico, all’ibridazione, alla contaminazione, al paradosso, al bricolage…
Sono l’esatto specchio della loro cultura anni ’80, che per molti di loro son quelli del certificato di nascita,

LUCA ARMIGERO Lodi: "Memory"

LUCA ARMIGERO Lodi: “Memory”

Praticano (si è visto in più occasioni. con discontinuità e qualche inadeguatezza al Soave di Codogno, allo Spazio Bipielle di Lodi e al Museo Archinti, velocemente a Bertonico a certe edizioni di Naturarte e alla Muzza di Cornegliano Laudense) un’arte “poverista”, provocatoria, pervasa da un sentimento di rifiuto del passato.
Accuratamente questi giovani vanno solo a mostre cool and trendy. Hanno un unico codice: ”Se non sei dei nostri non esisti”. Raramente li trovi incuriositi da quanto scrivono critici e studiosi che teorizzano il cambiamento, lo scardinamento (ulteriore) della definizione storica di arte e di genere ( es.: Carlo Antonelli, Anno Zero, Corrado Levi, E’ andata così, Francesco Bonami, Lo potevo fare anch’io, Giulio Ciavonello, Dagli anni ’80 in poi, Marco Scotini, Empowerment, cantiere Italia, eccetera). Leggerezza, rapidità, visibilità, molteplicità sono le caratteristiche con cui gli anni ’80 e ‘90 traducono le intuizioni in  un’arte che è normalmente rabdomantica.
Veloci nel sentire e nell’abbracciare la quotidianità, si affidano ai linguaggi più disparati,. L’universo che

MONTEMEZZANI Mattia, Livraga

MONTEMEZZANI Mattia, Livraga

rappresentano è affidato a una frantumazione di generi, a pezzetti, appunti, materiali. Secondo temi e modi consolidati: il paesaggio, il ritratto, la natura morta, l’illustrazione, il scenic street, la moda, i ricordi, il corpo umano, l’erotismo, i feticci, il consumismo, il sacro, la denuncia, l’alternativa sociale, la testimonianza, il ritratto. C’è posto anche per ciò che avversano, come il detestato paesaggio, che chiamano “luogo” (cioè“spazio” di esperienza). La loro è una produzione disseminata da totem di merci, icone, rifiuti. Fioriscono le scorribande, i flussi, gli irrigidimenti. Il designer che viene contrabbandato per decorazione, la grafica (pubblicitaria) per illustrazione , la moda per stile , il fumetto per pop, il mixage per collage. C’è grande ricchezza e ondate di generi (anche commerciali), di “pulp”, “noir”, “ultrapop”, scenari futuri, science-painting, still life, peep show. Tutto (o quasi) è recuperato. Con leggerezza e rapidità. Da dover leggere in modi diversi e contrari: come didascalie, linguaggio e struttura, ma anche autoreferenzialità. O discarica “folgorante e discontinua”.

MARINI Claudia, Lodi

MARINI Claudia, Lodi

E’ un’arte che conosce incredibili migrazioni, dal ritratto alle contaminazioni, dal feticcio ai metaluoghi. Sottoposta a progetti liquidi. Varia tra la messa in scena di energie alla figura umana che domina o è inghiottita da cose, da altri mostri, irriverenze e celebrazioni, ingenuità e sfrontatezze.
  “Pensano il fare artistico come un surfing, come una navigazione veloce che permette di passare da un soggetto all’altro, da una tecnica a un’altra”, riconosce un critico sottile qual è Vincenzo Torneo..
Colpa dei Licei, delle Accademie, delle scuole d’arte, dei maestri che non sono maestri e insegnano loro teoria della percezione prima che tecniche e pratica del fare “a regola d’arte”, se si appassionano più a un fare che si arrotola su se stesso – alla multidisciplinarietà – e finiscono a inseguire il già-consacrato. Ovviamente non tutti sono da guardare con sospetto. C’è chi rappresenta bene il tempo presente e in mondo in cui viviamo.

 

 

 

 

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