L’UNIVERSO VASTO DEL LANZANI E DEL LEGNANINO


I MIRACOLI DELL’INCORONATA

III

Incoronata 2by Aldo Caserini

La critica moderna e contemporanea ha ampiamente delineato con abbondanza e varietà di argomenti, la complessità della situazione determinatasi nel giro di ’pochi lustri col passaggio della generazione dei Giordano Bruno, Carracci, Campanella, Bernini, Marino eccetera, dinnanzi alla rinnovata concezione del divino, della natura e dell’esistente e delle diverse applicazioni delle condizioni ideali o figurative, maturate 0peraltro da un rapporto con l’eredità espressasi tra fine Cinquecento e inizia Seicento. Il passaggio, all’Incoronata, è documentato dai lavori di Andrea Lanzani e Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino. Andrea Lanzani (1641-1712), nativo di San Colombano al Lambro, nel 1699 introduce nella calotta della cupola della nuova abside una Incoronazione della Vergine che è un vero vortice angelico decorativo, di immagini fantastiche liberamente fluttuanti nell’infinità degli spazi luminosi dell’atmosfera celeste. di gusto barocco. Gli accenti che vi si ritrovano si possono rifare alla pittura veneta e alla pittura viennese. L’opera si colloca infatti nella parentesi tra il viaggio compiuto dall’artista al Palazzo d’Inverno del Principe Eugenio e quello ad Austerlitz per affrescare le sale del castello del conte Kauniz. Lanzani divenne presto uno dei protagonisti del barocchetto lombardo, comunque influenzato da gusto romano. Nel 1669 il pittore entrò a far parte dell’Accademia Ambrosiana e si distinse accanto al suo maestro Luigi Scaramuccia detto il Perugino, autore di una tela famosa raffigurante Federico Borromeo che visita gli appestati e che si trova alla Biblioteca Ambrosiana, il quale lo orientò a un linguaggio robusto di impronta accademica ma di sicuro effetto, poi lasciato per forme più leggiadre, arricchite di altre premesse, impulsi e giustificazioni e che dimostrano d’essere già di tipo settecentesco. Un ventennio di attività lombarda, svolta con crescente fortuna, lo vede arricchire il proprio linguaggio confrontandosi altri pittori lombardi. I riconoscimenti arrivano dapprima con la guida dell’Accademia Ambrosiana nel 1684 e poi come capo della nuova Accademia di San Luca di Milano, che saranno l’antiporta della chiamata a Vienna al seguito del principe Eugenio di Savoia. Un: soggiorno quello ricco di opere, solo in parte sopravvissute, tra cui spicca, come già detto, la decorazione del castello Kaunitz ad Austerlitz. Gli ultimi quattro anni, trascorsi a Milano, vedono ancora capolavori, come l’Invenzione della Croce del duomo. La storia artistica del Lanzani è una storia ricca su posizioni di eccezionale prestigio. Che corrisponde a un ampliamento e approfondimento delle correnti figurative di quel tempo, dei maggiori e minori protagonisti della pittura del Seicento. Le sue opere contraddicono la svalutazione del Seicento a “genere d’arte che lo sfarzoso congiunge al goffo”. La classificazione, la descrizione e la interpretazione dei temi figurati, rivelano ricchezza di significati e di motivazioni presenti nei diversi temi e diverse implicazioni simboliche, emblematiche, allegoriche (es.: nel San Francesco in estasi, Ercole e Anteo e Miracolo del morto resuscitato al contatto della vera Croce. Intensa risulta anche l’attività grafica documentata dal cospicuo nucleo dell’Ambrosiana. Coetaneo del Lanzani Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino (1661-1715), figlio d’arte: pittori, anche se non di fama, furono suo padre Carlo e suo nonno Tommaso. Poi allievo del Cigoli a Bologna e del Maratti a Roma. All’Incoronata è presente con l’affresco l’Incoronata che si trova nell’emiciclo dell’abside e che recupera storie bibliche, Sempre del Legnanino sono le due balconate con dei santi, alla sinistra e alla destra che osservano l’Incoronazione di Ester. Gli affreschi, coglie la Zuffetti, rimandano “alla pittura del Tiepolo e sono caratterizzati da toni vivaci e armoniosi”. Incanalata negli argini rassicuranti di una garbata dialettica fra norma ed eccezione, di tradizione emiliana e coreggesca e affinità col nascente gusto rococò, l’affresco documenta nitidamente come il Legnanino, influenzato da una lettura non acritica del Canuti, disciolga la stretta correlazione classicismo-anticlassicismo-manierismo armonizzandone e smussandone i poli opposti finendo per elaborare toni lievi in soluzioni compositive di ricercata ariosità, sulla linea degli affreschi decorativi in Palazzo Provana (o Falletti di Barolo) e Palazzo Carignano a Torino. L’inserimento dell’incoronazione della regina Esther da parte di Assuero (1699), simbolicamente vuol rappresentare, secondo Luigi Samarati e Felice Vanelli (Arch. Storico, 1967)  la missione di Maria che per sua intercessione riuscì a salvare il popolo ebreo dallo sterminio. Differente lettura invece quella di chi nell’opera del Legnanino vi vede una delle sue “deviazioni” retoriche, una messa in scena spettacolare, minuziosamente progettata per finalità apologetiche o adulatorie di gusto prerococò.. L’affresco venne ripreso (1710) per la chiesa genovese di S.Filippo Neri, mentre. visibilmente simile è la rappresentazione in un arazzo del 1767 commissionato dalla duchessa D’Enville e realizzato dalla Manifatture Reali Gobelins per un castello della Borgogna.

IL CITTADINO, 19 agosto, pag.30 - Cultura&Spettacoli

IL CITTADINO, 19 agosto, pag.30 – Cultura&Spettacoli

(Segue)

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