GIOVANNI E MATTEO DELLA CHIESA. I MINORI ALLA RICERCA DI UNA MANIERA FIGURATIVA


"IL CITTADINO", Cultura&Spettacoli, 14 agosto 2014, pag.31

“IL CITTADINO”, Cultura&Spettacoli, 14 agosto 2014, pag.31

IL MIRACOLO DELL’INCORONATA

II

Incoronata 2

by Aldo Caserini

Molti e complessi i problemi attributivi che ruotano attorno ai Della Chiesa. Solo in tempi relativamente recenti – come si è detto – hanno acquisito un proprio autonomo profilo. D’altra parte nel XV secolo era abbastanza comune che le commesse più importanti vedessero la collaborazione di artisti diversi e di più botteghe, pratica che portava ad una qualche sovrapposizione dei linguaggi stilistici. Giovanni Della Chiesa e suo figlio Matteo furono molto attivi in Lodi e nella certosa di Pavia nell’ultima parte del XV secolo e nei primi due decenni del XVI anche se a giudicare dalle opere documentate esse non presentano particolari elementi di distinzione. Se i Della Chiesa fossero di Pavia e semplici dimoranti a Lodi, è particolare di scarsa importanza. Di certo è che godettero per lunghi anni di buona reputazione tra i lodigiani avvantaggiati senz’altro dalla loro conoscenza delle tendenze artistiche del proprio tempo. Non a caso i deputati dell’Incoronata mandarono Matteo a Milano a contattare uno scultore (uno scalpellino) per il completamento di alcuni decori della chiesa. Nelle opere identificate dell’ultimo decennio del secolo sono individuati dagli esperti influssi del Bergognone, le cui pale dedicate alle Storie di Maria sono, considerate tra i suoi massimi capolavori. Nei loro lavori, almeno in quelli documentati, i Della Chiesa non presentano accenti di novità illusiva. Si muovono nella linea di una tradizione che ingloba matrici di estrazione non sempre definite, attenti ai fatti recenti della decorazione. Il che li fa riconoscere come sicuri interpreti di esigenze e finalità di propaganda religiosa nella rappresentazione tra terra e infinito celeste, anche se possono apparire autori stentorei e ripetitivi. A Giovanni è stato attribuito l’affresco (oggi perduto) della Madonna con Bambino nel convento di San Giovanni alle Vigne a Lodi, e, sia pure con qualche incertezza, l’affresco votivo con S. Giovanni Battista e l’offerente Bartolomeo Lupo dipinto nel duomo nel 1486 oltre alla Natività nella chiesa di S. Lorenzo. Matteo è invece ritenuto pittore di tocco più “moderno” ed è presente all’Incoronata nella volta della cantoria e negli affreschi della cappella di San Giovanni Battista. Questi ultimi furono ridipinti durante la nuova decorazione della chiesa ad opera della famiglia Piazza dopo il 1530; furono staccati durante il restauro del 1913 e sono ora nel Museo civico. Alcuni frammenti di affreschi simili, eseguiti nella cappella di S. Anna (oggi di S. Paolo), sono attribuiti ai Della Chiesa. Ridipinti come gli altri negli anni dopo il 1530, sono conservati nel Museo civico: sono più rozzi di quelli della cappella del Battista, e pertanto ne e stata anche ipotizzata l’attribuzione ad altri pittori. Di Giovanni Della Chiesa si trova per la prima volta documentazione come pittore dell’Incoronata nel 1493 a seguito del pagamento delle decorazione di parti dell’interno della cupola del Tempio. Lo stesso anno dipinse l’effigie di N.S. sotto il portico, dipinto identificato con la Madonna con Bambino, affresco staccato, e oggi sotto l’organo sulla parete di sinistra presso la porta che introduce alla sacrestia. Un secondo affresco con Madonna con Bambino, staccato dalla parete del portico esterno e oggi nel Museo civico, attribuito ai Della Chiesa. Lo stesso corridoio del matroneo in origine fu affrescato dai Della Chiesa, ma anche questi affreschi sono andati perduti. . È probabile che Matteo sia quel “magistro Mathe da Pavia” che lavorò alle decorazioni per l’ingresso trionfale di Massimiliano Sforza in Lodi alla fine del 1512 di cui parla Giovanni Agnelli in Archivio storico di Lodi. Di Matteo sono le ante decorate dell’organo: in una figura una Madonna con bambino sulle ginocchia, nell’altra Santa Casterina d’Alessandra che schiaccia due eretici. Come d’uso, le due ante sono decorate anche nel retro, da un San Bassiano e da Sant’Alberto Quadrelli I Della Chiesa furono protagonisti di una produzione fastosamente decorativa e di uno stile iconografico di maniera, alieno da qualsiasi tensione eccessiva.

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