L’OPINIONE/ TUTTI GIU’ PER TERRA !


 Antipresentazione 2E’ il caso di dire che il libro di Giuseppe Culicchia non c’entra nulla con l’ intervento? Né c’entra l’immagine arrangiata (rubata) della copertina del suo libro? Serve assicurare che l’argomento è tutt’altro? E’ l’arte e i libri affidati a presentatori recuperati e a presenzialisti performativi. E’ l’ abitudine di artisti visivi e scrittori, fotografi e musicisti, poeti e allestitori di mostre di affidarsi all’eloquenza di qualche esperto per farsi promuovere e appoggiare. E’ l’usanza di questi ultimi di accettare la lusinga per sfoggiare la propria bravura nell’arte del dire. Niente di nuovo dunque sotto il sole. Ma fin dove mostre e libri, artisti e scrittori introdotti e “spiegati” non rischiano di essere traditi dai propri “elogiatori” di turno?

Che a scrittori, pittori, musicisti, poeti facciano gran comodo iniezioni di promotion e marketing si capisce. Ma questo è un altro discorso. L’incertezza (chiamiamola così) si avverte quando si fatica a tener dietro a gente avvezza al proscenio, che nei rituali salutini ufficiali enfatizza il proprio ruolo in politica, negli affari, in società, ed è lì solo per farsi citare dal cronista; è quando conduttori o presentatori (critici, letterati, giornalisti) eseguono il loro nobile compito in chiave esclusivamente autoreferenziale. In tal caso è spontaneo chiedersi se servono queste passerelle a dare “accelerazione” all’interesse del pubblico.

Quanto “violinisti” lodatori possono aiutare la lettura, la vendita di un libro, favorire l’interesse per la pittura, far capire l’arte della finzione di un attore? Fin dove gli eccessi di questi magnificatori in servizio non rischiano di trasformare il tempo introduttivo (di solito vivace) di color cenere?

E’ vero, immaginare oggi il sistema dell’arte e della cultura senza le essenziali funzioni pubblicitarie, commerciali, supportative, istituzionali e non, è difficile, addirittura impossibile Anche se svuotato il momento del vernissage e messisi al riparo del magistrale “io c’ero” molti non leggeranno il libro promosso, dimenticheranno il nome dell’autore applaudito, non si regaleranno una stampa dell’artista caldeggiato, non entreranno in nessun caso in un Museo.

Qual è la funzione di tante oratorie? Teoricamente “promozionale”, forse informativa, forse di chiamata a raccolta. O, senza forse, di autopresentazione celebrativa. La furbata con cui organizzatori di incontri, mostre ed eventi incollano il proprio ruolo (di gatekeepers) al bisogno d’immagine di esponenti delle istituzioni pubbliche e private.

C’è alternativa a questa attitudine?

In qualche città europea si è sperimentata. Di recente a Milano il poeta Boncinelli, il filosofo Gioriello, i librai Ferrario e Posca stufi di tanti discorsi su libri, pittura, cultura hanno introdotto Antipresentazione: una formula che intende rendere omaggio al “prodotto”, sovente più tradito che spiegato dai presentatori.

In che consiste? Nel “promuovere” senza un relatore che tenga concione. E senza la sfilza dei comprimari (il politico, l’assessore, il direttore di banca, il supporter finanziario, e quanti altri?). L’esperimento pare riuscito.

Ha senso “promuovere” opere letterarie, visive o di altro genere senza l’intervento di un relatore che parli al pubblico, inquadri, informi, suggerisca, stimoli curiosità e interesse? Con Antipresentazione il pubblico arriva e parla direttamente con l’autore, lo scrittore, il pittore, il musicista. Magari ha letto il libro, ha visto i quadri dell’artista, ha in casa il primo vinile del chitarrista, forse ha voglia di qualche notizia in più, o forse no. Ha solo voglia di fare domande. Di ottenere risposte dirette. Senza sopportare noiosissime tiritere prima di arrivare al momento del bicchiere di vino. Tutto qui? Tutto qui.

La “variante” si può immaginare da noi?

 

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