Cultura religiosa: due pubblicazioni dell’Opera Sant’Alberto


DELPINI Scan_Pic0151“AMICA DOMUS” E “SANT’ALBERTO VESCOVO”:
DUE  TASCABILI DI ANTONIO VALSECCHI
E IGINO PASSERINI

 Ci sono in giro piacevoli libretti che non fanno quasi mai notizia. Sono “tascabili” in senso più stretto dei “points” o dei “pocket book, vere perle in 16° di una ventina di pagine, che non ammuffiscono nelle librerie e non mobilitano i critici. Diversi da prodotto a prodotto non accampano pretese, se non di diffondere pensieri, spunti, riflessioni, ricordi, suggerimenti. Senza apparati critici sono destinati prevalentemente ad amici e conoscenti, ma fan gola anche ai collezionisti, soprattutto se includono calcografie numerate e firmate. Stampati in poche decine di esemplari, piccoli di formato e per numero di pagine, si leggono piacevolmente e quasi sempre riservano qualche sorpresa. Come quelli realizzati a cura l’Opera Sant’Alberto, una istituzione diocesana che promuove cultura religiosa e fa conoscere opere di vita cristiana

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“Amica domus – Una casa predisposta all’Accoglienza” fa parte di un piccolo “galateo pastorale”, titolato “Reverendo che diamine…”, pubblicato dalle edizioni San Paolo nel ’98 e realizzato da Monsignor Mario Delpini, quand’era ancora rettore del Seminario teologico di Venegono Inferiore. Il testo era stato da lui estrapolato dal De Officiis ministrorum di Sant’Ambrogio e inserito in un simpatico galateo sui “difetti” dei preti. A sua volta ripreso da d. Valsecchi, parroco di Castiglione e presidente dell’Opera Sant’Alberto, offre spunto a una riflessione sulla “casa-canonica” in occasione del suo quarantesimo di ordinazione sacerdotale. La piccola “chicca”, in caratteri Garamond, composti e stampati dalla Tipografia Sollecitudo di Lodi è arricchita da due interventi figurativi di Teodoro Cotugno e Flavia Belò. Se nel suo scritto il vescovo Delfini, si sofferma con affabilità su aspetti comportamentali e di opportunità richiesti nel dare ospitalità e accoglienza a coloro che bussano alla porta del prete, d. Valsecchi l’amplia di motivi aggiuntivi, suggerendo di vivere la Chiesa come una casa e scuola di comunicazione e di esperienze quotidiane.

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VALSECCHI Scan_Pic0152“Sant’Alberto vescovo di Lodi (1168-1173) di Igino Passerini, Vicario generale della Diocesi di Lodi, è una ricostruzione della figura storica e del ministero religioso di Sant’Alberto, co-patrono della città di Lodi., figura ancora poco nota ai lodigiani e ancora meno nota per quel che riguarda le vicende del suo episcopato..

In poco più di una ventina di paginette, composte e stampate da Media & Grafica di Lodi, con disegni di Vittorio Vailati e Flavia Belò, mons. Passerini conduce passo a passo il lettore a districarsi tra i compiti del mandato episcopale e le vicende storiche, cominciando dall’elezione di Alberto (canonico della chiesa della beata Vergine di S. Sigismondo di Rivolta d’Adda, pertinente alla diocesi di Cremona) a vescovo di Lodi.. Una decisione che pose termine alla grave crisi dei rapporti tra Milano e Lodi, causata dall’adesione di questa città al vescovo Alberto de Merlino, fautore del Barbarossa e dall’antipapa. Con l’elezione di Alberto venne eliminato un pericoloso centro di resistenza sia all’unità ecclesiastica della Lombardia sia alla forza della Lega lombarda. Nella ricostruzione di Passerini si intrecciano ai passaggi storici (la lotta fra il Barbarossa e il papa Alessandro III e vicende collegate) quelli della fedeltà al papa di Roma. Non lo fa da storico, ma ne offre una lettura chiara e lineare, tenendo soprattutto in considerazione il profilo della vita ecclesiale soggetta alla Sede Apostolica. L’autore mette poi in evidenza il ruolo svolto da Alberto nella ricostruzione civile, morale, religiosa di Lodi, la riedificazione della cattedrale, la vita di santità condotta da vescovo, l’impegno messo nelle forme di solidarietà e di carità.

Aldo Caserini

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