Abdua Caeruleus – Vedute e paesaggi dell’Adda dal XVIII al XIX secolo


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Il bacino idrografico della Lombardia, con la peculiarità dei suoi corsi, la loro struttura fisica, il modellato dei loro tratti urbani e di campagna ha sempre esercitato (e tuttora esercita) un forte richiamo sui pittori di genere; si è sempre prestato alla felice rappresentazione degli artisti lombardi che gli hanno conferito validità e tradizione in una sua dialettica, prestando un occhio particolare ai richiami e alle suggestioni scenografiche e naturali del suo lungo svolgimento, con risultati figurativi connaturati a tali specificità qualitative.
La trentina di opere paesaggistiche che Mario Marubbi porta in mostra allo Spazio Arte Bipielle a Lodi, rintracciate con metodologia sistematica nelle case e nelle raccolte private lombarde si prestano a letture e a declinazioni diverse di significato e sfumature. Offrono una rivisitazione sotto la forma mentis della qualità e non solo della quantità, quindi sono oggetto di giudizio estetico da costituire un programma di indagine in cui le citazioni potranno essere (con tutte le cautele imposte dall’uso) usate come fonte filologica per una lettura o rilettura delle fondamentali fonti della letteratura artistica del paesaggio lombardo del Settecento, dell’Illuminismo, ed anche di gusto romantico, per il dichiarato carattere creativo che la pittura di paesaggio abuano esibisce.
I documenti (le tele), incentrate sul tema dell’Adda sembrano rispondere prevalentemente a esigenze non decorative o d’arredo bensì di idealità; non offrono spiragli sulla vita quotidiana o sull’ambiente del fiume, con qualche eccezione non sono turbati da particolari inserti architettonici o di tipo simbolico o da marcati artifici figurali, appaiono disciplinati da ordinati ritmi armonici in spazi scenici naturali che non cercano lo sbalordimento emotivo – l’effetto meraviglia – ma piuttosto quello di una consacrazione lirico-religiosa. In quest’ottica è agevole percepire come la pittura di paesaggio creata attorno al soggetto Adda (con le ovvie varianti veriste, neoclassiche, romantiche e d’evasione), costituisca un importante capitolo del gusto lombardo e, sia pure da posizione minore, gareggia con franchezza e diligenza con quello di più alta valutazione e apprezzamento.
L’esposizione Abdua Caeruleus – Vedute e paesaggi dell’Adda dal XVIII al XIX secolo ( catalogo Bolis Edizioni) che si inaugura il 15 luglio, giunge direttamente da Villa Trecchi dove Mario Marubbi l’ha presentata in occasione dell’annuale edizione di “Arte e Vino”.
Il paesaggio che l’inesperto crede sia una delle più facili forme di pittura, è in realtà una delle più inaccessibili (K.Clark). E, per produrre rappresentazioni chiare e obiettive della realtà naturale senza perdere in freschezza, sono richieste doti molto rare. (R.De Piles). A evidenziarlo è l’opera del bergamasco di scuola veneta Marco Gozzi (1759-1839), che all’Adda dedica una serie di soggetti di attrazione immediata.
Autore di paesaggi epigonali (del Guardi e del Canaletto) quand’era a Venezia, il veronese Giuseppe Canella (1788-1847) una volta trasferitosi a Milano, ha dedicato al paesaggio abduano convincenti rappresentazioni che hanno lasciato il segno nei suoi emuli Costantino Rosa e Carlo Bussoli che dell’Adda hanno colto passaggi di pianura e della Valtellina.
Col milanese Girolamo Induno (1827-1890), fratello di Domenico, dedito prevalentemente alla pittura di scene di carattere patriottico, il paesaggio congiunge invece prospettiva ideale e osservazione della luce.
Il lacustre e intimista Silvio Poma (1840-1932), l’antiaccademico con attrazioni impressioniste Bartolomeo Bezzi (1851-1921), il decoratore e incisore Camillo Rapetti (1859-1929), il seguace del Carcano e del Bazzaro Pompilio Seveso (1877-1949) affermano nei risultati l’aderenza al gusto del loro tempo.

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One thought on “Abdua Caeruleus – Vedute e paesaggi dell’Adda dal XVIII al XIX secolo

  1. Donatella Leoni ha detto:

    Bellissimo libro. Imperdibile per ogni appassionato d’arte abduano.

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