“MAPPE DI VIAGGIO” di Gino Gini e Fernanda Fedi


 

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo


“Mappe di Viaggio” (Travel Maps), curato dalla storica dell’arte contemporanea Elisabetta Longari con traduzione in inglese di Jacky Morgan è una monografia-catalogo bilingue, arricchita da“vivaci” e documentali immagini fotografiche di Chiara Luxardo e Claude Renoud, che la Biblioteca Braidense di Milano in collaborazione col Ministero dei beni e delle attività culturali ha realizzato in accompagnamento all’antologica dedicata a Fernanda Fedi e Gino Gini per i cinquant’anni (1974-2014) di attività artistica svolta in contiguità tra scrittura, pittura, arti visive e collezione, coltivando con spirito multiplo la passione per il libro d’artista.

F.FEDI: 100 croci, 100 parole, 100 pensieri -Libro oggetto, 32x43x5. Contdenitore in legno con pittura, collage, scritture su 100 piccole pagine

F.FEDI: 100 croci, 100 parole, 100 pensieri -Libro oggetto, 32x43x5. Contdenitore in legno con pittura, collage, scritture su 100 piccole pagine

Il saggio della Longari sulla “metafora del libro come archetipo del mondo” e il suo “intramontabile potere nel mondo presente”, è posto sotto l’ incipit del poeta francese Edmond Jabès (1912 – 1991):”La parola per lo più mente. Il libro mai”. Ovviamente non pensava ai libri d’artista, sia pure anch’essi siano “un deposito di immagini sempre attingibiil”. Questi lavori particolari, che si presentano in numero limitato, sono realizzati con tecniche e materiali normalmente poveri ( ma all’occorrenza anche ricchi), abbinati a testi e poesie o a frammenti di pensiero a loro volta collegati a disegni, acquerelli, interventi di grafica. Non mancano percorsi intuitivi tra i più diversi, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Come in certi esemplari. La Fedi e Gini sono comunque, due artisti assai attenti alle forme del linguaggio e alle scelte di contenuto. “Visivamente” lo avvalorano le 134 immagini catalogate e che portano l’occhio oltre che sulla qualità delle realizzazioni singole sulla diversità di messa in opera: libri monocopia, libri oggetto, libri xerox, libri a cassetta, libri “preziosi”, libri fronte pagina, libri fisarmonica, livres croisées, libres pouvres, minilibti, libri d’arte postali eccetera. Ricco è a sua volta l’elenco dei co-autori con cui Fedi e Gini hanno condiviso la titolarità del lavoro. Tra tanti, i lodigiani Amedeo Anelli, Sandro Boccardi, Guido Oldani, Ivan Croce, Ada Negri, mentre tra gli inserti si segnalano quelli di Pessoa, Pavese, Malfuz, Varga, Wang Ying Lin, G, Neri, Koschel…

G: GINI: "Flight test", Libro oggetto, 19x16,3. 2 pagine centrali con foto, scritture e timbri. Pagina centrale a finestra con piuma. Unicum 2013. Foto di chiara Luxardo

G: GINI: “Flight test”, Libro oggetto, 19×16,3. 2 pagine centrali con foto, scritture e timbri. Pagina centrale a finestra con piuma. Unicum 2013. Foto di chiara Luxardo

La scelta delle scritture e quella dei materiali, le procedure tecniche e i richiami di contenuto tematico hanno tutte rilevanza sul risultato. Nei lavori di Fedi e Gini si rinviene l’uso di colori ad acqua, colori a tempera, colori mixati, collage, calligrafie, caratteri mobili, foto, terre d’argille (cotte), frammenti di ceramica, piume, garze, sabbia, legno, gesso, bronzo, carta giapponese, fogli acetati, serigrafie, acqueforti, disegni regolarmente in linea con le tendenze dell’arte d’oggi. Il senso di queste scelte è colto dalla Longari con sintesi:”Nelle diverse sfumature che assume il rapporto tra significante e significato in questi “libri”, svolge un ruolo importante, forzatamente, la natura del supporto adottato”,
 Specializzata in Museologia, Museografia e in Arte Terapia, la Fedi ha esposto al Gelso di Lodi nel 1979 e preso parte alla Biennale d’Arte di Lodi nel 2009, oltre ad avere partecipato a diverse edizioni di Semina Verbi e contribuito ad alcune iniziative espositive di Amedeo Anelli. Una settantina di personali definiscono il suo percorso, suddividendolo in cicli: quello dedicato all’arte Strutturale (La linea incrociata), quello Concettuale (La linea pensata –Assenza), quello detto de l’Ecriture Plastique (La linea come tachigrafia. Scrittura-Segno-Memoria). Tale pluralità di linguaggi metodi e processi è costruita su un alfabeto di segni, che si conferma approccio privilegiato per la comprensione del mondo.
Classe 1939, Gini porta avanti dal ’68 esperienze verbo-visuali che gli hanno aperto le porte della Biennale di Venezia, in cui parola, immagine e grafia si trovano affiancate. La sua arte consiste nello sviluppo di schemi logici e analitici che riguardano il linguaggio, la definizione e la natura stessa dell’arte. Mettendo sullo stesso piano parola, immagine, scrittura, proposizioni artistiche e analitiche, forma e significato, conduce una sorta di indagine autoriflessiva e tautologica che si identifica con l’opera finita, quasi sempre ricca di elementi e richiami testuali. Dalla metà degli anni ’70 Gini ha messo le sue energie nella realizzazione di libri d’artista, e, in parallelo coi diversi cicli operativi, ha centrato l’ applicazione su contenuti oggettuali, sul rapporto tra pagine e immagine, su accompagnamenti concettuali, su simboli quali il volo, il cielo, le penne, le parole. Spesso i suoi libri d’artista si trasformano in veri e propri bloc-notes o taccuini in cui lo scritto è forma e dialogo e l’inserto è un modo per ampliare e arricchire la relazione e i processi comunicativi. In ciò pare avvicinarsi a certi gruppi concettuali di formazione britannica. A settembre l’opera di Fernanda Fedi e Gino Gini verrà presentata da Amedeo Anelli al Piccolo Museo della Poesia di Piacenza.

Aldo Caserini

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