BIBLIOTECA LAUDENSE, AAART E L’INSTALLAZIONE/PERFORMANCE


macchina2Nella sua introduzione a “Glitteing Images” (New York, Pantheon Book, 2012, tradotto in italiano da Biagio Forino e pubblicato dalla Società editrice Il Mulino, 2013), Camille Paglia denuncia la sommersione procurata dal mare di immagini e dalla miriade di testi in circolazione, che sottopongono a un eccesso di stimoli e costringono a elaborare dati troppo disconnessi.
La conseguenza è una cultura definita dal dilagare dei mass media e dei dispositivi elettronici personali che liberano una folla di voci individuali, e, paradossalmente, minacciano di sopraffare l’individualità stessa.
Come sopravvivere a quest’epoca di vertigini? “Reimparando a guardare”, sostiene la Paglia. Ma come e dove guardare in una tale babilonia visiva?
Non è forse un assioma che per guardare l’arte occorre quiete e ricettività?
Qualcosa di diverso sembra proporre il collettivo AAART che nei giardini della Biblioteca laudense di Lodi ha installato un semplice “gioco” sui luoghi comuni e i tabù dell’arte contemporanea.
LaMacchina per l’erogazione automatica di opere d’arte” non è una esposizione, ma una semplice “installazione/performance” che gioca su luoghi comuni e tabù oggi largamente diffusi nel sistema dell’arte: “dai luoghi espositivi al mercato e ai meccanismi di (ap)prezzamento, dall’aura al ruolo del pubblico”.
Inserendo delle monete nel parcometro installato nei giardinetti del Caffè letterario in via Fanfulla, viene erogato un biglietto in tutto simile a quello che  i Comuni d’Italia, trasformati in omnicomprensivi parcheggi all’aperto, certificano il pagamento di una sosta. Invece della pubblicità che l automobilista trova su un lato del biglietto ( e che procura ai Comuni altri introiti), il fruitore della macchinetta, trova un’opera d’arte. Il pubblico chiamato a mettersi in gioco (almeno così auspicano i creativi autori della macchinetta) relazionandosi con l’opera riprodotta. Il biglietto diviene così la certificazione di questa sua partecipazione. gioco. Le opere in fruizione ruotano – non si sa bene se con ironia o irrisione -, attorno al rapporto tra uomo e arte: amore e possesso, affettività, eros e perfino dipendenza. L’idea della macchina che eroga opere d’arte è venuta ai componenti di AAART, un collettivo (rigorosamente anonimo), composto da artisti, architetti, storici e critici dell’arte e operatori culturali al quale aderiscono alcuni esponenti del mondo dell’arte locale di tendenza attualista. Per le sue esibizioni o prestazioni o performance, AAArt si affida alla variabilità delle geometrie, occupandosi di arte, architettura e design, ma soprattutto ai processi che le attività artistiche, architettoniche e di designer possono generare.” Ogni intervento vuole essere esperienza, non una constatazione”
Per sua stessa dichiarazione AAArt opera in progress:“modularità ed espandibilità” sono le parole d’ordine adottate. Due cose alle quali il collettivo dichiara di credere come approccio vitale sono “la contaminazione e l’ironia”.
Quale aiuto possa giungere all’arte contemporanea da questa macchinetta e quale impatto o stimolo può fornire alle giovani generazioni attratte soprattutto da videogiochi, film di animazione digitale, trasmissioni televisive sexual e sportive, non riusciamo a immaginare. In ogni caso, auguri. Anche da una piccola installazione si possono ricavare messaggi.

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