ENRICO SUZZANI, Le vibrazioni della materia e della tecnica


 

Il pittore  Enrico Suzzani

Il pittore Enrico Suzzani

Le frasi d’autore, tenacemente radicate nel proprio tempo, che alle pareti del Soave accompagnano l’ordinataScan_Pic0134 esposizione di opere del lodigiano Enrico Suzzani rischiano di far cambiare in chiave Secondo Impero, d’impostazione classicheggiante, realistica e romantica, il registro della mostra, consegnandola a una sola lente di interpretazione, proiettata sul fermo immagine di una natura nutrita e adottata in chiave di sentimento e naturalismo.
La mostra (una ottantina di lavori di varie dimensioni, suddivisi in sezioni: immagini parigine, paesaggi e luoghi veneziani, interni nature morte e fiori) suggerisce invece – questo almeno a noi -, l’idea che l’artista non intenda dare molto credito alle poetiche e alle tematiche letterarie che hanno accompagnato dai Salons la situazione circostante e successiva, e intenda esprimere il proprio impegno di artista e artigiano nel costruire un insieme impeccabile di disciplina formale, con ottimi esiti.
La sostanza forte messa in forma da Suzzani non sembra essere tanto la meditazione lirica, l’esuberanza idealistica e simbolica, ma la capacità tecnica di rendere con gusto armonioso (a volte sottile), la realtà del paesaggio e delle cose, che dal punto di vista del consumatore attuale del prodotto artistico hanno perso la magnificenza retorica di un tempo, ma sembra mantengano ipotesi personali per l’artista. Una di queste voler conservare ad esse risalto sulla scena attraverso l’energia di una pittura certo tradizionale, alimentata se vogliamo da un sentimento di nostalgia, poggiandosi soprattutto sul piacere della consapevolezza della propria abilità in termini di materia e tecnica nel dare corpo a una figurazione che permette d’essere goduta spontaneamente al punto da risultare quasi irriverenti e polemica verso le nuove forme espressive della contemporaneità. Senza timore e tremore, parlando della pittura di Suzzani si potrebbe parlare diSUZZANI E Alzatina con mele particolare Scan_Pic0133 identificazioni con personalità storiche (Manara, Vernizzi ecc.) ma quel che risulta maggiormente dalla mostra è la mano che si orienta naturalmente al grazioso, verso la forma piacevole ed educata ancorché reale. E’ chiaro che l’artista ha anche la sua idea e questa la si vede bene quando è sottratta all’illustrazione e tramutata dalla forma. Distinzione inevitabile in una mostra di ampia dimensione come quella del Soave, dove insieme a opere impegnative si incontrano quelle di più leggera rappresentazione. Non a caso essa è suddivisa in sezioni. Parigi è ampiamente rappresentata da Monmartre, Saint Germain de Prés, Clichy,dai quartieri (Latino e degli Artisti), dal Museo d’Orsay, dai giardini (La Tuilerie) dalle orchestrine dei bistrot, dalle piazze (Contrascarpe) e, naturalmente, dalle immagini della Senna e del Moulin Rouge. Altrettanto ampia raffigurazione è riservata ai luoghi di Venezia: Giudecca, Burano, Torcello, San Marco, La Misericordia (di notte), Santa Maria della Salute, la laguna colta coi suoi Riflessi, i Turisti, eppoi gli angoli caratteristici tra i quali Rio Sant’Alvise.
Un invito al salotto della nonna è rappresentato dai fiori (Peonie, Ranuncoli, Papaveri) e alla presentazione di frutti (Melograni, Fichi), dalle immagini che riprendono cortili, interni, lo studio dell’artista e da qualche cenno di rappresentanza riservato a Santiago, Villafranca, Cremona, Pizzighettone.

Aldo Caserini

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