PAPIERS COLLÉS E COLLAGES: LUISA CORNALBA E DOMENICO MANGIONE


LUISA CORNALBA, Composizione. papiers collés

LUISA CORNALBA, Composizione. papiers collés

Contro il ricorrente “mostrismo”
l’esposizione di Luisa Cornalba
e Domenico Mangione
(dal 10 al 25 maggio all’ex-chiesa dell’Angelo di Lodi)
offrirà una campionatura di elaborati
su carta che tratteggiano il loro personale percorso,
mosso in “continuità e variazione”
utilizzando processi creati dalla materialità
e dalla fisicità come cardine della fruibilità dell’arte.

Risulterà  una mostra modellata su manualità, materiali, procedimenti, esperienze e verifiche; pensata e organizzata sulla tecnica del fare e del fare bene, che implica, anche da parte del visitatore, modalità di fruizione diversa e un nuovo impegno di interpretazione.
La Cornalba sostanzia le proprie scelte nel collage. Trattandosi di sola carta, si può parlare più precisamente di papier collé, con cui l’artista celebra la personale attitudine alle composizioni dei frammenti di carta e al loro “montaggio”. Da supporto la carta è (almeno in alcuni lavori) non più complementare della composizione, ma materia prevalente, entità fisica con cui l’artista esercita il proprio lavoro. Quindi, anche se la tecnica non è nuova, la modalità con cui è utilizzata non ha solo un ruolo evocativo e mimetico. L’accostamento dei frammenti ritagliati – che possono essere figurativi o semplici forme geometriche – , non punta tanto a sostenere l’aspetto narrativo o simbolico dell’immagine o a rinforzare il ritmo delle composizioni, ma a dare credibilità a una specializzazione istruita ancorché artigianale alla quale sono affidati espressione e significato.
Cubisti, futuristi, surrealisti hanno utilizzato questa tecnica (nei suoi diversi aspetti e coi suoi diversi nomi) per infrangere la tradizione e dare

LUISA CORNALBA: Nature morte, papiérs collés

LUISA CORNALBA: Nature morte, papiérs collés

vita a un’arte in sintonia con il cambiamento. Nella Cornalba essa corrisponde a una operazione tecnico-artigianale, anche se nelle sue composizioni affiorano elementi consci e inconsci, procurati dalla carica dei colori, che danno valenza a riconoscimenti figurali, sensitivi, lirici.
Questa mostra “a due” ha una particolarità: privilegia l’osservazione dal punto di vista dei procedimenti e dei materiali con cui le opere sono fatte. E già questo è elemento di distinzione e di novità, che la rende qualcosa di diverso. Per un lunghissimo periodo le tecniche artistiche si sono in uniformate a percorsi e a mezzi piuttosto costanti. Con l’arte contemporanea questo processo di immagine è cambiato. In Mangione e nella Cornalba, materiali, procedure, tecniche costituiscono un unicum processuale. Marcano il proprio ruolo: sono forma, segno, messaggio. Partono dal rifiuto della tecnica tradizionale a favore dei mezzi espressivi, che nel loro caso, sono fatti di frammenti, ritagli, residui, ritrovamenti.
Da anni, il lavoro dei due ha un senso continuo, una logica che senza essere “difficile” presenta aspetti comuni: la realizzazione di un’arte controllata, senza esternazioni fortemente emotive; un’arte di gusto aggiornato ma priva d’ enfasi; in apparenza semplificata, affidata alle regole dei segni e delle forme, che spiegano ciò che l’ “anima”.
La tecnica tradizionale è rifiutata a favore di nuovi mezzi. La loro produzione può essere facilmente compresa se si tien conto che questa camicia fatta di artificialità e fisicità sta addosso loro da tempo.

DOMENICO MANGIONE: Collages

DOMENICO MANGIONE: Collages

In Mangione i materiali naturali sono resi compartecipi di una creatività propensa agli accostamenti e alle modifiche dei frammenti recuperati, da determinare una dialettica fra intenti, prassi esecutiva e risultati formali. Tutto è ridotto al minimo dopo l’incollatura per lasciare integra la partecipazione del frammento materiale, così com’ è, al risultato.
Non andiamo oltre. L’esito è quel ch’egli riesce a ricavare dal combinare insieme frammenti, pezzetti, frantumi di terre e di paste provenienti da altri lavori, ecc. Si noterà però come l’ occasionalità sia controllata da una stesura sensibile, delicata e serrata al tempo stesso. Volendo interpretare c’è una certa dialettica tra monocromatismo e materia, tra l’elemento casuale o accidentale e l’elemento continuativa o reiterato. L’articolazione dei segmenti traduce speso luoghi immaginari. Ma sono più semplicemente risultati della spontaneità e del buon gusto
Domina il bianco al quale egli lascia solo piccole variazioni, le stesse che erano nei materiali al momento del loro ritrovamento. Non c’è una interpretazione da fornire a tavolino. Il bianco è forse il colore più antico, il più fidato, quello che da sempre investiamo di simboli forti, universali, e che ci parla dell’essenziale la vita, la morte, anche un po’ della nostra innocenza perduta.
Da questa mostra della Cornalba e di Mangione ci giunge dunque l’invito a osservare l’avventura dell’arte del nostro tempo attraverso le tecniche che presiedono alla realizzazione e alla esistenza stessa della opere, assumendo la materialità (anche smaterializzata) e la fisicità del processo creativo come un asse di conoscenza.

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