L’OPINIONE / VISIBILITA’, MARCHETTE E STRONCATURE


ALDO FOTO AUGURI

by  Aldo Caserini

Nel mestiere di cui si parla, quello cioè dell’informazione e della critica culturale, prima che all’ efficienza si dovrebbe puntare alla correttezza col pubblico. Cominciando con l’emendare la propria funzione da quell’io narcisistico che chiude l’esercizio interpretativo nei limiti della vanità e della esibizione. Il lavoro critico può passare attraverso minuzie. A volte è più utile la lente d’ingrandimento della clava. L’obiettivo non è di prendere in castagna i soliti “pseudo” né di liberare gli umori del Kulturkritik. Tenere a riposo le corde del proprio violino per le occasioni che contano veramente, non guasta. Aiuta a misurare correttamente piccoli particolari per spronare l’orecchio stilistico, l’occhio e il gusto del fruitore. E permette al lettore di misurare le distanze percorse dall’autore come dal critico. Può inoltre difendere il ruolo del critico dal rischio di scivolare sul terreno pubblicitario o dell’ agente promozionale, obbligandolo su quello che fornisce condensati d’informazione ed elementi di valutazione utili sui quali il lettore potrà misurare accordi o disaccordi. Oggi il rapporto tra  critico e pubblico e tra critico e autore è decisamente inquinato. Manca in tutti i campi e specializzazioni una critica libera, schietta, capace di andare oltre alla vischiosa e gretta rete dell’interesse, dei favori, delle logiche di corrispondenza. I casi e gli esempi di casa nostra  li risparmiamo volentieri. La critica introduttiva o recensiva, esperta o anche di scarso spessore può essere un condimento”, naturalmente più o meno saporito. Occorre che essa riprenda il suo ruolo attivo: avvicinare l’artista al pubblico, l’opera al tempo, dare un senso alla ricerca di senso, educare alla compresenza di verità differenti nella pluralità delle esperienze e delle coscienze. Per farlo deve riprendersi la sua natura, ritrovare il suo linguaggio, lasciar perdere enfasi, abbaglianti cliché, esercizi effimeri, il ricorso alla misura arrogante commissionata. Più aderisce ai toni, alle figure, agli intrecci semantici, più scatta intensa nel pubblico la sensazione di prossimità all’opera e all’artista, sostanza di una nuova avventura che si fa dialogo e incontro.

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