L’opinione: come rieducare al gusto i ragazzi?


Scalo-romana-017Franco Morganti, giornalista, scrittore, ingegnere e poi docente al Politecnico di Milano, esperto di strategie e politiche delle grandi imprese sul Corriere (10 aprile u.s.) prende spunto dall’ultimo libro di Michele Serra (Straiatii) per domandarsi se non sia il momento di “riflettere sul concetto di modernità”.
Da Serra Morganti prende a prestito la considerazione che è “in atto uno scontro fra generazioni che non si parlano più” e che “ molti giovani vivono un una sfera che non ha nessuno dei punti di riferimento della generazione precedente”.
Le nuove generazioni non hanno (“sembrano non avere”) interesse alla cultura né alla realtà. Più che disinteressati, sono stanche, osserva Morganti Col telecomando esplorano programmi improbabili, feste locali, concorsi a premi di basso livello, combattono su play station. L’unica è la musica negli auricolari. Televisione e il resto contribuiscono a deviare la loro attenzione. I genitori? Anch’essi nel mondo virtuale. La scuola? Ormai “non ha più influenza”. L’assetto delle città? Come dimostrano interi quartieri periferici fanno il resto.
Dall’idea di Renzo Piano che si immagina periferie “rammendate”, Morganti fantastica una “rieducazione del gusto moderno” che “possa aiutare i giovani ad apprezzare una dimensione più umana della città e del saper vivere”. “Anche più della buona scuola”.
Nuove periferie al posto dell’insegnamento, dell’istruzione, della cultura? In grado di generare gusto e interesse per la bellezza? Dai grandi temi “ strategici il professor Morganti sembra imboccare una variante paradossale:  quella di una modernità che rieduchi al gusto i “ nostri ragazzi” affidata a progettisti e urbanisti.
Un dubbio. Si può ridurre il mercato dei territori, delle aree e dell’edilizia a luogo di esperienza estetica? A figurare una sensibilità nuova condivisa e partecipata? Ci sono quartieri di abitazione che sono stati “concepiti” per mortificare la vita. Per spostare altrove la vita, le seduzioni, i richiami, creati appositamente per annientare identità, tradizione, storia e quanto di bello tutto ciò comporta. Quello di rammendare “pezzo per pezzo” le nostre periferie è un’idea non solo da condividere ma da reclamare. Con una attenzione: non fare intercettare il senso delle trasformazioni dalle astuzie del mercato.

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