IL BESTIARIO DI ABERDEEN VISTO DA 12 ILLUSTRATORI AL MUSEO ARCHINTI


IL BESTIARIO  MEDIEVALE, Catalogo realizzato da PRM Lodi. Copertina di Piergiorgio Caserini, Fotografie Studio Fludd. Testi in latino tradotti dal team L'Imbuto: Anna Premoli, Beatrice Marangoni, Francesca Gaeti, Nicoletta Marangoni

IL BESTIARIO MEDIEVALE, Catalogo realizzato da PRM Lodi. Copertina di Piergiorgio Caserini, Fotografie Studio Fludd. Testi in latino tradotti dal team L’Imbuto: Anna Premoli, Beatrice Marangoni, Francesca Gaeti, Nicoletta Marangoni

Come si legge oggi un “bestiario” medievale? Come si immaginano gli illustratori del momento, giovani e non più giovani, il celebre bestiario di Aberdeen?
Una prova è fornita da Uidrò con la mostra di 12 disegnatori, fino al 27 del mese al Museo Archinti, in viale Pavia a Lodi. Si tratta di un gruppo di illustratori, designer, autori di immagini, visualizer, fumettisti, creativi ( di cui almeno un paio di riscontro internazionale) che con le immagini partecipano all’evoluzione del linguaggio (comic, fantasy, classico, traditional, artwork, murale, grafico, assemblage, ecc.) e che con le loro evocazioni (ironiche, descrittive, coloriste, citazioniste, neo-pop ecc.) affrontano aspetti della comunicazione “di transito”. In ogni caso, autori di una serie di lavori che appartengono alla categoria delle più moderne arti visuali in un’era che – privilegiando soprattutto l’immagine – è in grado di accostare la visionarietà pop alla poesia dell’art decò e dell’art nouveau per approdare al vintage.
Nel dedalo di episodi e mostre in cui è difficile localmente orientarsi, il filo conduttore di questa misurata collettiva allestita senza eccesso di somministrazioni dai giovani dell’Imbuto (Anna Premoli, Beatrice Marangoni, Francesca Gaeti, Nicoletta Marangoni) è quello della “contaminazione” fra l’immaginario del passato e il sentire contemporaneo. L’iniziativa ha un suo valore didascalico. I lettori lodigiani de “Il fisiologo” (v. Piccola Biblioteca Adelphi n. 22, a c . di Franco Zambon) non uniranno nulla di nuovo alle loro conoscenze, ma le brevi schede sugli animali reali e immaginari che accompagnano le opere dimostrano la stringente relazione tra i prodotti visivi e la cultura medioevale.
Accanto agli animali veri, il Fisiologo cita le creature di fantasia allora ritenute esistenti, come la fenice che muore e rinasce, le mitiche sirene, gli ippocentauri e i leoni-formica; la salamandra, capace di estinguere il fuoco di una fornace; il canadrio (un uccello bianco) dotato della facoltà di guarire i malati, eccetera. Alcune di queste creature reinterpretate sono presentate al Museo Archinti da una formazione di illustratori a la page: Beppe Giacobbe reinterpreta il basilisco; Duccio Boscoli il monocero; Cristina Spano l’ariete; MsssGoffetown (Fulvia Monguzzi) il bonnacon; Ruggge (Ruggero Asnagho) il castoro; Sbrama, la fenice; Arianna Vairo l’idra; Carlotta di Stefano la iena; Giacomo Bagnara il leucrota; Guido Scarabattolo le sirene; Viola Nicolai l’upupa; Daria Gatti lo yale. Ognuno lo fa con un proprio linguaggio espressivo, che in alcuni è di livello artistico e ha in tutti una tecnica di esperienza singola. In è mostra anche una installazione del collettivo Studio Fludd che ricrea dei ‘fantareperti’.

Aldo Caserini.

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