ESERCIZI DI RITRATTISTICA AL SOAVE DI CODOGNO


ritrattoIl Soave di Codogno ha accolto in questi giorni una vetrina di Volti svelati. Una specialità che il pittore Valentino Ciusani e la designer-decorator Maura Baciocchi insegnano a praticare a 25 allievi della Associazione “Artisane”, presenti nelle sale dell’ex-ospedale di Codogno con un centinaio di oli, tecniche miste, disegni eccetera.
L’iniziativa di “Artisane” è un incoraggiamento per i giovani che vi si accostano e un barlume sulla presenza del ritratto nelle arti visive. Che, per come esse vanno e per le direzioni intraprese, alla tecnica della fisiognomica – la tecnica del “mostrare in parte la natura degli uomini, i loro vizi e complessioni”, come voleva Leonardo -, riservano un interesse piuttosto occasionale e ridotto.
Il verbo ritrarre presenta diverse varianti semantiche: rappresentare, effigiare, imitare, somigliare, caricare… Il ritratto non fa riconoscere solo il ritrattista, ma la persona ritratta. Se il ritrattista è bravo, coglie i dettagli – un particolare del volto, la bocca, gli occhi, le labbra, la fronte, l’atteggiarsi, il vestirsi ecc. – tutto quello che fa di una faccia “quella” faccia, quella persona –; ne rappresenta i suoi caratteri, la sua soggettività, la natura, il modo d’essere. Diversamente, si accontenta d’imitare, di rendere la somiglianza, nel migliore dei casi di ritrarre il proprio sentimento più che il modello.
La fotografia, oggi capace di una resa “espressiva”, ha costretto il “genere pittorico” alla marginalità. La sua parabola teorica è iniziata il secolo scorso. Anche se non abbandonata del tutto, (sono da ricordare Boldini, Bosia, Piccinelli, Mancini, Ranzoni, Patania, Hayez, Zandomeneghi, Annigoni, ecc.) la ritrattistica è stata considerata “un fastidioso relitto di ordine accademico”. Soffici fu molto esplicitò: il ritratto è “un qualcosa senza alcun rapporto con l’arte, se non per via di frammenti ed eccezionalmente”. Con l’avvento sulla scena dei “non-figurativi” s’è completata l’opera. Il ritratto non è completamente sparito, ma l’arte visiva non mostra certo molto interesse ad argomentare antitesi e rapporti con somiglianza, fisionomica, bellezza, interpretazione e altro.
Nei differenziati filoni della ritrattistica si possono riconoscere due tendenze (che poi assumono le più disparate configurazioni particolari): l’una preoccupata di interpretare i tratti della somiglianza del volto e della figura fisica e morale, della persona ritratta; l’altra fondata sul superamento della componente individuale, e a fornire la idealizzazione e trasfigurazione del personaggio. Una definizione del ritratto che abbia validità teoretica oggi non esiste. A questo neppure l’accademia aiuta. Che ci pensi la “provincia” è senz’altro incoraggiante.

Aldo Caserini

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