SERGIO TARQUINIO, L’ATTIVITA’ SILOGRAFICA


SERGIO TARQUINIO: "Lauda Antica", xilografia

SERGIO TARQUINIO: “Lauda Antica”, xilografia

SERGIO TARQUINIO: "Autoritratto"

SERGIO TARQUINIO: “Autoritratto”

Sergio Tarquinio, artista cremonese nato nel ’25 è più rinomato come disegnatore di fumetti western che come incisore, benché sia sulla breccia da almeno una sessantina d’anni e abbia donato centinaia di suoi fogli al Museo civico di Cremona. Di lui ci eravamo occupati negli anni sessanta, dopo il suo rientro dall’ America Latina, dove aveva fatto “gruppo” con i disegnatori di “Asso di Picche” e contribuito al successo del “ fumetto sudamericano di scuola italiana”.
Si può immaginare che il successo nella riparata professione di disegnatore abbia tolto un po’ di smalto, di impeto agonistico, a quello dell’ incisore (acquafortista, xilografo, litografo), almeno finché non lasciò (una quindicina di anni fa) le scene attive del western ed è tornato ai vecchi strumenti e materiali (peraltro mai abbandonati).
Di lui ci occupammo proprio in uno dei primi numeri di Formesettanta e in successive occasioni, quali le collettive stagionali organizzate dalla pittrice Suzy Green Viterbo al castello di San Colombano al Lambro e le mostre di circolo organizzate a Cremona da Elda Fezzi.
Di certo la sua abilità di fumettista ha messo un po’ in disparte il Tarquinio autore di intense figurazioni popolari, spoglie di ogni retorica e ideologia. In linea con le istanze dell’avanguardia nella ricerca di un linguaggio artistico, non soltanto descrittivo, ma di più ampie capacità comunicative.

SERGIO TARQUINIO: "i  personaggi impossibili", xilografia

SERGIO TARQUINIO: “i personaggi impossibili”, xilografia

Come calcografo l’artista cremonese ha saputo dare luce ed evidenza (prima degli eventi sessantottini) a volti e figure popolari e all’intensità dei loro ruoli in una società in rapido mutamento, mettendo negli atteggiamenti di violenza e profondità espressiva una sorta di sofferenza, sottolineata dalla successione di piani volutamente accentuati in cui le figure sono tra di loro collegate da una linea comune, caratterizzate nel nitore formale da elementiarmonicamente equilibrati oltre che da una essenzialità geometrica. Un campione di questa xilografia prodotta è presente nelle opere presentate allo Spazio Arte alla City di Enzo Piano a Lodi (org. Rotary Club Adda Lodi).
In tanta parte della sua azione c’è, decisiva, con evidenza di forme, una drammaticità priva di effetti sentimentalistici; al contrario, ricca diricercata interpretazione, di soggetti che testimoniano non solo un legame poetico con la realtà, ma l’adesione a tematiche del realismo sociale, con ampi spunti tratti dal mondo degli umili.
Nonostante le affinità con gli espressionisti, che gli possono essere attribuite, Tarquinio resta dotato di una forte personalità, che gli ha permesso di elaborare uno stile personale, sia pure vicino o che (nelle figure) richiama quello di un Lorenzo Viani (v, Lauda antica).
La sua grafica ha in parte l’ impronta un espressionismo inteso come “categoria del sentire”

SERGIO TARQUINIO: Paesaggio notturno

SERGIO TARQUINIO: Paesaggio notturno

, alternato a momenti lirici, simbolici, decorativi (vedi: Personaggi impossibili). Più che una “contraddizione” stilistica è una “derivazione” o un “convogliamento” espressivo: Tarquinio è stato, infatti, anche illustratore dotato di grande tecnica, un disegnatore di capacità e tendenza. Serve ricordare le diverse illustrazioni per la Drew & Pearson Publishers di Londra : “I Condottieri” di T.Carlyle, “Il Circolo Pickwick” di Dickens, “Ettore Fieramosca” di Dazeglio. Qualcosa nella mano e nella mente di un creativo resta sempre. Nel suo caso, dunque, non vanno dimenticate le tante esperienze decorative e illustrative. Che, comunque, non gli hanno fatto perdere un tratto saliente, rappresentato dalle figure sociali e dai tanti paesaggi urbani e di campagna, in cui convivono le nevrosi della disgregazione e affiora la consapevolezza angosciosa di significati perduti di una società che schiaccia e appiattisce.

 

Aldo Caserini

 

 

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